ATAC, le aspettative non mantenute

aspettativa idee in movimento
Cosa che raramente accade, soprattutto in un’azienda grande e importante come Atac. Quante volte avremmo voluto essere diversi, e desiderare dai nostri figli propositi differenti o più banalmente scegliere un ristorante su trip-advisor e non mangiare bene.

Ancora peggio è quando le aspettative sono alte, come ad esempio il cambiamento tra vecchie abitudini che hanno prodotto guasti e propositi nuovi capaci di rigenerare uomini e cose. E poi constatare che tra le parole altisonanti, che hanno generato alte aspettative, e i fatti, ineludibile realtà, le vecchie abitudini non sono cambiate, purtroppo, e tutto finisce a tarallucci ed articoli di giornale in un vero tutti contro tutti.

E’ con questa considerazione che potremmo salutare l’Amministratore Unico, Prof. Armando Brandolese ed il Direttore Generale, Ing. Marco Rettighieri.

Tutto sembrava maturo per un rilancio di ATAC o meglio per l’accorpamento in “Ferrovie”, da quanto si leggeva, al fine di dare slancio all’azienda e proporre un trasporto pubblico decente e all’altezza di una capitale europea.

All’interno dell’azienda si sentivano per la prima volta parole nuove, parole che i predecessori per “timidezza” non avevano mai pronunciato. Vi era una nuova aria, un’aria di speranza. Tanti dipendenti avevano creduto che, finalmente, sarebbero ritornati ad essere orgogliosi di lavorare in ATAC. Sembrava potesse nascere una vera cultura aziendale.

Purtroppo le aspettative hanno fatto poi il conto con la realtà. Il nuovo rinascimento di ATAC e del TPL romano non c’è stato. Il servizio è più che mai depresso e così, depresso, è il sentimento dei romani e dei lavoratori di Atac S.p.A..

Indicando un solo colpevole si potrebbe fare un torto a tutti gli altri. L’eredità dell’Amministrazione Alemanniana, il nuovo corso di Marino, il commissariamento, da poco e per quello che si è potuto vedere, la nuova giunta Raggi ed in ultimo il management. Il torto che indiscutibilmente si può attribuire è quello che nessuno è riuscito a delineare ed applicare una strategia di sviluppo del trasporto pubblico romano qualsiasi possa essere il ruolo pensato per ATAC. Nessuno è riuscito a sviluppare in ATAC quegli elementi che ne farebbero un’azienda moderna, che ne permetterebbero una sua evoluzione.

È così che salutiamo il nono cambio di vertice in nove anni. Ci si chiede, ma c’è ancora qualcuno che ci crede? Ci si può ancora aspettare qualcosa?

Avanti il prossimo.

 

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ATAC, una nuova strada è possibile

ideeinmovimento domino

Riceviamo e pubblichiamo

Atac, per gli studenti che hanno visitato i nostri impianti, non è l’acronimo che indica l’azienda del trasporto locale di Roma, ma Arrivi Tardi A Casa. Potenza evocativa della creatività giovanile.

Quando un disservizio diventa senso comune diffuso nella percezione degli utenti, la politica dovrebbe andare alla radice del problema, una volta per tutte. Andare alla radice, dunque sradicare dal profondo le cause che fanno ormai di quel disservizio un dato strutturale che si ripercuote nella qualità della vita dei cittadini della Capitale, dei turisti che la visitano  e dell’immagine che di se stessa Roma trasmette nel mondo.

Il disservizio, permanente e strutturale, è una delle due facce della medaglia dell’azienda. L’altra è descritta a giorni alterni nei quotidiani nazionali, ma anche ormai in qualcuno di quelli europei, col nome di “parentopoli”. Espressione che indica differenti situazioni, che ha diversi protagonisti, ma che risulta efficace per il fatto di indicare un fenomeno divenuto anch’esso strutturale come il disservizio, e cioè l’occupazione dell’azienda da parte della politica. E la politica di cui stiamo parlando non è quella del merito, della corretta gestione della cosa pubblica, del protagonismo di esperienze e competenze, della distinzione degli ambiti e delle responsabilità, bensì l’altra politica, divenuta ormai dominante in tanta parte del paese e che sembra avere, da alcuni anni, Roma come proprio epicentro. E’ la politica che, chi come me lavora in Atac da diversi anni, conosce bene ed è costretta a subire, la politica dell’occupazione di ogni spazio aziendale, delle figure apicali promosse per obbedienza e mediocrità. Questa politica non ha, non può avere, una visione strategica dell’azienda e del suo risanamento e rilancio. Semplicemente per il fatto che, a questa politica, serve ed è funzionale un’azienda così priva di identità e di autonomia.

Naturalmente esistono delle eccezioni, anche nei vertici dirigenziali, ma non fanno appunto la regola. La parte più sana sta in basso ed è costituita da una moltitudine di lavoratrici e lavoratori che hanno esperienze che vengono trascurate, competenze inutilizzate, che attendono disposizioni che non arrivano e che comunque sono prive di un disegno aziendale complessivo. Sono lavoratori e lavoratrici in grado di compiere quelle mansioni che viceversa da anni si è scelto di esternalizzare a società che, come tante scatole cinesi legate a doppio filo ai partiti di turno, hanno finito per essere una delle cause del disservizio a costi aziendali vertiginosamente aumentati. Sono anche lavoratrici e lavoratori che hanno visto, spesso con il disarmante assenso dei sindacati, ridursi progressivamente la qualità dei loro diritti, l’efficacia dei loro contratti, con l’aggravante di veder ricadere su di loro, per il demerito di una piccola minoranza che non ha maturato alcuna coscienza aziendale, il discredito di lavativi e fannulloni. E’ invece su questa parte sana, largamente consolidata nel corpo aziendale, che un management lungimirante e avveduto dovrebbe puntare per giocare le carte del risanamento e del rilancio del trasporto pubblico.

Ma questo rilancio, se pur ci sarà, dovrà necessariamente passare per un’opera di moralizzazione della politica, che resta il committente diretto dell’azienda e, a leggere le cronache di queste ore, dello stesso sindacato. Quel che mi ha colpito nel leggere le prime reazioni di diverse sigle sindacali alla decisione del direttore generale di Atac di consegnare alla magistratura un dossier sui permessi sindacali è la mancanza di una risposta di trasparenza. I permessi sindacali sono una conquista dei lavoratori, servono a verificare la gestione e il controllo dei loro diritti. Ma questa conquista si tramuta facilmente in privilegio ogni qualvolta si compie un abuso e toccherebbe in primo luogo proprio al sindacato impedire che ciò avvenga, e ad un’azione che riconduca a chiarezza del fenomeno il sindacato dovrebbe essere interessato più di ogni altro. Se la gestione del capitolo dei permessi sindacali è in ordine non avrà nulla da temere, ma se è degenerata sia il sindacato stesso a mutare immediatamente strategia, garantendo il controllo al proprio interno, come avrebbe dovuto fare nel caso di dimostrasse, come c’è purtroppo da temere, che il fenomeno non solo esiste ma sia esteso e ramificato. Un indebolimento del sindacato non fa gli interessi né dei lavoratori né dell’azienda, ma una compromissione dello stesso sindacato con pratiche di favoritismi e privilegi di nicchia segnerebbe la sua semplice inutilità al lavoro di ricostruzione di un bene comune come il trasporto pubblico. Sono questioni che esistono e che vanno affrontate, appunto, alla radice. Come occorre andare alla radice per porre nel giusto modo dove e come collocare, una volta per tutte, il campo del trasporto a Roma.

Come dimostra l’esperienza delle grandi capitali europee, nelle quali la mobilità brilla quasi ovunque per efficienza, il campo è quello della dimensione pubblica del trasporto. Per finalità, per gestione, per investimenti. Ciò non solo non impedisce ma anzi sollecita e stimola forme di interazione con il privato, dentro una strategia non solo chiara nelle differenti responsabilità, ma anche stabile nel tempo. Non c’è un tempo per il pubblico, quello dell’azienda da risanare, e un tempo per il privato che l’acquista una volta risanata. Questo abbiamo sentito in campagna elettorale, ed è una furbizia di respiro corto. Tra alcune ore Roma avrà un nuovo sindaco ed è bene che, chiunque sia, abbia la consapevolezza che la partita della sua credibilità si gioca a partire dalla mobilità. Alcuni lavoratori e lavoratrici, io tra questi con diversi altri, da tempo chiedono un’interlocuzione non per i propri destini personali ma sul merito del destino aziendale e sul contributo che possono dare, ognuno al proprio livello di responsabilità e senza confusione di ruoli. Nessuno, in passato, ha dato loro credito. Con la nuova dirigenza un discorso si è finalmente avviato. Ora tocca alla politica, se saprà riemergere dal vicolo cieco dove ha collocato in questi anni se stessa.

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Raggi – Giachetti: il confronto su Mobilità e Trasporti

Giachetti Raggi

Il successo del Sindaco di Roma passa per il miglioramento della mobilità e la risoluzione dei molteplici problemi collegati al sistema di trasporti.

Ecco perché Idee in Movimento pubblica le proposte programmatiche dei due candidati.

ecco il programma di VIRGINIA RAGGI

Ad oggi solamente il 30% degli spostamenti nella città di Roma avviene mediante il trasporto pubblico, pedonale o ciclabile, il restante 70% con mezzi privati. E’ fondamentale iniziare ad invertire questa proporzione a tutela della salute, dell’ambiente e dell’economia. Le parole chiave a questo scopo saranno, sicurezza, accessibilità, sostenibilità, intermodalità.

Trasporto Pubblico: Per far questo è prioritario creare un servizio di trasporto pubblico efficiente, con vetture moderne e un numero di corse che possano soddisfare le esigenze dei cittadini. Le nuove risorse a questo necessarie potranno essere recuperate:

1) Dalla riorganizzazione di Atac Spa, tramite la razionalizzazione delle posizioni dirigenziali e la riconversione del personale amministrativo sottoutilizzato in personale operativo e di controllo;

2) Da una seria lotta all’evasione tariffaria che nel medio periodo dovrà passare anche dall’introduzione dell’obbligo di salita anteriore e del controllo a bordo, con nuove vetture dotate di telecamere e cabine blindate, e dall’introduzione di un sistema di bigliettazione elettronica;

3) da una reinternalizzazione delle lavorazioni e dei servizi, e ove questo non sia possibile, da un affidamento mediante procedure che garantiscano la massima trasparenza, concorrenza ed economicità.

Una nuova rete di corsie preferenziali protette, coadiuvata da un sistema di asservimento semaforico potrà consentire ad autobus, tram e taxi di aumentare notevolmente la velocità commerciale. L’insieme di queste misure consentirà agli autobus di garantire corse regolari e di non rimanere bloccati nel traffico e di aumentare, anche a parità di vetture, il numero delle corse disponibili.

Infrastrutture: Andrà realizzato un piano pluriennale delle infrastrutture di trasporto condiviso con la cittadinanza, privilegiando il ferro leggero di superficie, l’ammodernamento e il prolungamento della rete su ferro esistente e i collegamenti tangenziali. Le nuove infrastrutture dovranno essere sicure, accessibili e intelligenti. Una rete di corsie ciclabili “leggere”, sicure, interconnesse e collegate con le stazioni della metropolitana, rastrelliere diffuse nei pressi delle stazioni e in tutta la città, consentiranno un utilizzo efficace e protetto della bicicletta per tutti gli spostamenti quotidiani di piccola e media distanza. Dovrà inoltre essere favorito il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici e il parcheggio nei condomini. Come previsto dal Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (P.R.I.P.), Roma dovrà dotarsi di un sistema di bike sharing degno di una capitale europea con un numero adeguato di stazioni e mezzi.

Sostenibilità: Le politiche della sosta delle automobili private, del carico e scarico merci e dei bus turistici saranno orientate al decongestionamento delle zone centrali. A questo proposito i parcheggi di scambio, alcuni dei quali oggi ampiamente sottoutilizzati, saranno incentivati.

Lo strumento del telelavoro sarà ampliato all’interno dell’amministrazione capitolina e delle società partecipate per ridurre la domanda di mobilità. Sarà inoltre rilanciata la figura del mobility manager. Le vie e le piazze andranno ridisegnate privilegiando il trasporto pubblico, i pedoni e i ciclisti. Si andrà in questa direzione attraverso l’introduzione di aree pedonali, zone 30 e un adeguato arredo urbano capillare. Il servizio taxi dovrà essere reso maggiormente efficiente aumentando i posteggi, riorganizzando la viabilità presso le grandi stazioni, favorendo l’incontro tra domanda e offerta anche attraverso il potenziamento dell’ “applicazione” 060609 per smartphone.

Grande importanza dovranno rivestire la mobilità elettrica e il car sharing, anche per i veicoli commerciali adibiti al trasporto merci.

Accessibilità: Il tema dell’accessibilità per i disabili sarà centrale. Ognuno può essere disabile per certe attività. Lo può essere la mamma con il passeggino, l’anziano, la persona con le buste della spesa. Al tempo stesso una persona disabile che abbia gli strumenti adeguati può superare le sue disabilità.

Sicurezza stradale: Dovrà iniziare un percorso di sensibilizzazione ai temi della sicurezza. Sarà necessario adottare misure di prevenzione ma anche un’attività di controllo più stringente. Occorre partire dalla repressione dei comportamenti più pericolosi (ad es. superamento dei limiti di velocità, passaggio con semaforo rosso, doppia fila, sosta sui marciapiedi). Un contributo fondamentale in questo senso potrà essere dato dall’utilizzo delle tecnologie di repressione in remoto come lo street control e da un adeguato arredo urbano.

Rivoluzione tecnologica dei trasportati:Le tecnologie dovranno essere gli strumenti per raggiungere risultati importanti con risorse economiche limitate. Una delle prime misure di un governo a 5 stelle sarà quella di inserire semafori intelligenti, telecamere per il controllo in remoto delle violazioni, strumenti di georeferenziazione per la localizzazione dei mezzi di trasporto pubblico. Queste tecnologie, in larga parte finanziabili con i fondi dei piani Horizon 2020, potranno migliorare la vita dei cittadini razionalizzando, ottimizzando e migliorando la sicurezza, la comodità e la velocità dei loro spostamenti.

LINEE DI AZIONE

  • Realizzazione di un piano pluriennale delle infrastrutture di trasporto;
  • Riforma del trasporto pubblico con la creazione un servizio di trasporto pubblico efficiente;
  • Promozione della mobilità sostenibile;
  • Attuazione del piano della mobilità per disabili;
  • Miglioramento della sicurezza stradale;
  • Rivoluzione tecnologica dei trasporti.

 LE TRE PRIORITÀ

  • Realizzazione di un piano pluriennale delle infrastrutture di trasporto
  • Riforma del trasporto pubblico.
  • Promozione della mobilità sostenibile.

 

e quello di ROBERTO GIACHETTI

Se Roma è in basso nelle classifiche internazionali sulla qualità della vita, lo è anche perché il trasporto è inefficiente. Troppe macchine, una rete metropolitana limitata, mezzi pubblici obsoleti, utilizzo della bicicletta lontanissimo da quello delle altre città europee. Manca una vera programmazione dello sviluppo del trasporto e del suo legame con la crescita della città. Ed il risultato è nei fatti. Larghe fette di Roma sono collegate poco e male. Il tutto con un costo molto rilevante. Ogni anno trascorriamo circa 135 milioni di ore fermi nel traffico: un valore di 1.5 miliardi di euro ogni anno. E il traffico è, inoltre, tra i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico e della cattiva qualità dell’aria, con conseguenze dirette sulla salute dei cittadini. è una delle urgenze della città: non solo per renderla più competitiva e vivibile. Un sistema di mobilità ‘pensato’ è strumento per favorire l’inclusione sociale e costruire un tessuto urbano plurale, per riorganizzare le funzioni dello spazio urbano, per definire lo sviluppo della città.

Uno dei miei impegni della campagna elettorale è restituire ai cittadini romani trenta minuti ciascuno del tempo oggi passato nel traffico. Un lavoro difficile, ma possibile. La trasformazione profonda del sistema del trasporto romano si muoverà su alcuni precisi assi: intervenire sulla manutenzione di quello che c’è oggi, riprendere gli investimenti, razionalizzare un’organizzazione troppo spesso inefficiente, lottare contro ogni forma di abusivismo e di evasione. Con due opzioni strategiche: attenzione all’ambiente – un sistema di trasporto che non metta al centro la sostenibilità ecologica non è moderno – e cura del ferro con un rilancio in particolare del tram, perché va ripreso quel filo che è stato un primato della città e, in altre stagioni, parte fondamentale della trasformazione di Roma. L’obiettivo è creare, finalmente, un sistema di trasporto pubblico che permetta alle romane e ai romani di lasciare la macchina a casa, condizione essenziale per avere un’aria più pulita, minori problemi di salute e combattere l’emergenza smog con provvedimenti strutturali e non emergenziali come le targhe alterne. È un obiettivo alla portata anche grazie all’Accordo tra Regione Lazio e Governo siglato nel Maggio 2016 che ha destinato risorse ingenLe mie proposte ti proprio al trasporto su ferro da e verso la capitale e ad interventi di mobilità sul suo territorio. Tocca, infatti, infrastrutture cruciali per la città come la Roma-Lido, la Roma-Viterbo, la Metro C – opere che, finalmente, trovano le risorse per poter essere ammodernate e realizzate – e investimenti come quelli nel Trasporto Pubblico Urbano (TPL). Una seconda opportunità è rappresentata, poi, dagli strumenti di intervento per la mobilità urbana previsti dalla riforma del Codice degli Appalti e dal Documento di Economia e Finanza (DEF), entrambi del 2016. Provvedimenti che segnano il superamento dell’impianto della Legge Obiettivo e che definiscono una nuova forma di valutazione delle infrastrutture urbane il cui finanziamento sarà vincolato a progetti di fattibilità, che in caso di esito positivo, verranno finanziati con la partecipazione dello Stato. Nei casi che interessano Roma è stato inoltre inserito l’istituto del Project Review, che permetterà al Comune di rivedere e sbloccare la progettazione di alcune grandi opere che presentano particolari difficoltà di realizzazione, come la Metro C.

Metropolitane, costi e tempi certi: Affronteremo l’ammodernamento delle metropolitane in maniera trasparente: con priorità chiare, risorse, costi e tempi certi. Avvieremo un tavolo con Governo e amministrazioni coinvolte per completare la Linea C, verificandone la fattibilità, economica e tecnica; Completata la stazione di San Giovanni della Linea C proseguiremo sino alla stazione Colosseo per un raccordo con la Linea B nei tempi e nei costi stabiliti; Avvieremo il prolungamento della Linea B e B1 verso Casal Monastero e Porta di Roma; Completeremo la fermata Pigneto come nodo di scambio fra la Linea C e le linee ferroviarie regionali FL1/FL3/FL4/FL6; Realizzeremo un collegamento tramite infrastruttura su ferro con il polo di Tor Vergata; Contro l’abusivismo introdurremo la verifica del biglietto anche ai tornelli in uscita;

Rilanciare il Tram, per muoversi meglio: è il tram il mezzo su cui puntare nei prossimi anni, anche qui con priorità chiare. 4 nuove linee essenziali per la mobilità cittadina:

  • la diramazione dell’8 su viale Marconi;
  • il prolungamento dell’8 a Termini;
  • l’ammodernamento della linea Giardinetti-Termini, avviando un progetto di recupero e valorizzazione di Porta Maggiore e di via Giolitti;
  • il ‘Tram della musica’ da piazza Ungheria a viale Angelico.

Le Ferrovie: un patrimonio ‘per’ la città: A Roma il trasporto pubblico ha un’ossatura: il sistema su ferro. Bisogna lavorarci per dare una risposta immediata alle migliaia di cittadini che ogni giorno sopportano le inefficienze di servizi che oramai non si possono nemmeno più definire tali. Quattro priorità:

  1. Potenziare il sistema ferroviario rivedendo, in accordo con la Regione, i servizi e la loro organizzazione, definendo tempistiche per gli interventi previsti e i nuovi da avviare, indispensabili.
  2. Rimuovere gli ostacoli che impediscono a due infrastrutture strategiche – RomaLido e Roma Nord – di funzionare adeguatamente.
  3. Definire un piano straordinario di manutenzione dei treni e di decoro delle stazioni, potenziando controlli e sicurezza con personale e con sistemi tecnologici.
  4. Riorganizzazione delle linee del Trasporto pubblico che arrivano nei pressi delle stazioni, recuperando contemporaneamente spazi per i parcheggi.

Parcheggi e accessibilità: Investire non è sufficiente. Va costruito un sistema che incentivi le persone ad usare i treni. Per questo realizzeremo:

  1. Parcheggi di scambio ed un sistema di nodi di scambio sul sistema ferroviario suburbano per favorire la fruibilità del mezzo pubblico su rotaia. Il programma si focalizzerà su tredici parcheggi che verranno creati ex novo o ampliati per un totale di quasi 5mila nuovi posti, aumentando l’offerta del 30% rispetto all’attuale;
  2. Parcheggi sostitutivi della sosta su strada, che costituiranno l’occasione per la riqualificazione degli spazi urbani, come nelle esperienze francesi e spagnole. Porteremo a conclusione il meglio del PUP esistente, verificato l’interesse pubblico e la domanda privata, e definiremo un nuovo piano parcheggi adeguato alle esigenze della città;
  3. Interventi per migliorare l’accessibilità alle stazioni ferroviarie e alle metropolitane. Sulla base di positive esperienze europee, verranno localizzate – in prossimità dei luoghi di scambio fra i diversi vettori del trasporto pubblico – le ‘case della mobilità’, luoghi per informare i cittadini in tempo reale. E, ancora, percorsi pedonali ‘protetti e accessibili ai disabili’ con illuminazione, telecamere, presidi commerciali, pensiline. Qualche esempio: il percorso tra la stazione di EUR – Magliana della metro B e piazza della Civiltà del Lavoro; quello tra la stazione Ottaviano della metro A e San Pietro, creando nel sottopasso di piazza Risorgimento un centro di accoglienza per visitatori.

Un nuovo Trasporto Pubblico Locale per la città: Rivedremo il sistema del TPL con l’obiettivo di arrivare a una rete portante ad elevata frequenza e ad una completa integrazione con i sistemi su ferro. Tra le misure che metteremo in campo:

  1. Le corsie preferenziali dei bus passeranno in tre anni dagli attuali 68 km a 150 km e verranno controllate con telecamere. I primi interventi saranno in Via Tiburtina, Viale Marconi, Viale Jonio;
  2. Continueremo la metanizzazione della flotta ATAC con l’acquisto dei primi 80 autobus già nel primo anno, con l’obiettivo di completarla in 6 anni. Porteremo a Roma l’autobus a idrogeno, un progetto all’avanguardia con tecnologia italiana;
  3. Aumenteremo i controlli, con l’immissione di altri 150 controllori dopo i 180 degli ultimi tre anni e lavoreremo per contrastare l’evasione grazie al supporto oggi offerto dall’innovazione tecnologica.

La rete stradale: più completa e, soprattutto, più sicura: Per quanto riguarda i completamenti della rete stradale principale, si valuteranno le possibilità offerte dai progetti di partenariato pubblico-privato. Per migliorare l’accessibilità al sistema su ferro:

  1. Ci concentreremo su un collegamento stradale tra il GRA e la stazione Capannelle della FL4 e FL6, con annesso parcheggio di scambio da realizzarsi nell’area dell’Ippodromo;
  2. Punteremo sulla costruzione di una strada/pista, unicamente dedicata al trasporto pubblico, da realizzarsi tra la stazione Muratella della FL1 e Corviale, oggi non collegate fra loro, che costeggiando la rimessa Candoni dell’ATAC e, attraversando il parco della Tenuta dei Massimi, raggiunga rapidamente, senza fermate intermedie, il centro del quartiere. Il massimo sforzo in questo settore sarà, però, sulla sicurezza. Roma ha il primato italiano per morti sulle strade, Su questo avvieremo subito un’iniziativa specifica che vedrà interventi diretti sulle strade, sul rispetto delle regole e campagne di comunicazione per sensibilizzare i cittadini.

La città della mobilità condivisa (car sharing, bike sharing, car pooling etc.): La diffusione dei sistemi di car sharing è stata accolta anche a Roma con successo ed è destinata a crescere sempre di più, liberandoci dall’obbligo di possedere l’auto. Anche per questo va estesa e favorita. Così come deve essere incentivato lo sviluppo della mobilità elettrica, favorendo la realizzazione di postazioni di ricarica e realizzando zone ad emissione zero. Per questo, verrà potenziato il car sharing a flusso libero aumentando il numero delle flotte – in particolare con auto elettriche – e coprendo zone più ampie della città. Saranno incentivate anche le forme di car pooling e attivato lo scooter sharing. Per il bike sharing verrà inserito nella gara un servizio su vasta scala con stazioni non distanti più di 500m l’una dall’altra.

Finalmente una città per le biciclette: GRAB e percorsi ciclabili: Ma ferro e autobus non sono da soli sufficienti. La bicicletta è, oramai, stata riscoperta come strumento per muoversi meglio e più efficientemente. Portare la ciclabilità al 4% è come realizzare gli effetti di una nuova metropolitana. A costi incomparabili e con grandi benefici per la salute di chi pedala. Un dato su tutti: gli investimenti del Piano Quadro della Ciclabilità – che porterebbero Roma ai migliori standard europei – costano come un km di metropolitana. Una Roma moderna non può rinunciare a questa opportunità. Lo faremo con i fondi nazionali ed europei disponibili. Lo faremo con i fondi privati grazie ai quali realizzeremo un serio schema di bike-sharing da oltre 300 stazioni (Milano, Parigi, Londra, New York, Bruxelles i modelli) che è una strada imprescindibile per rendere veramente, massivamente e profondamente ciclabile la città: far usare la bici anche a chi non ce l’ha. Lo faremo con precisi obiettivi:

  1. Realizzazione del GRAB (Grande Raccordo Anulare delle Bici). È una delle ciclovie di interesse nazionale. Presenteremo subito il progetto esecutivo per ottenere i finanziamenti previsti dalla Legge di Stabilità 2016;
  2. Nuove piste ciclabili. Sbloccheremo immediatamente i progetti già avviati: Nomentana; Prenestina; Ostiense-Circo Massimo. Ci impegneremo a individuare i fondi per completare la pista ciclabile Roma-Fiumicino lungo il Tevere;
  3. Realizzeremo le Bike Lanes, attraverso interventi leggeri e a basso costo che consentano, con investimenti minimi e tempi brevi, di realizzare una rete completa per la ciclabilità. Ad esempio spostando verso il centro della carreggiata le auto in sosta e ricavando corsie nello spazio tra auto e marciapiede. All’inizio di Via Portuense, tra Porta Portese e Via Ettore Rolli, la soluzione è già operativa e funziona: può essere replicata in maniera massiccia investendo poco e intercettando fondi europei.
  4. Riconvertendo locali o spazi inutilizzati, realizzeremo stazioni metro e ferroviarie ‘amiche della bicicletta’: cominciando con Termini, Tiburtina, Ostiense e Roma Lido. Vi si potranno lasciare le biciclette custodite, ricaricare quelle elettriche, acquistare ricambi, avere servizi di ciclofficina.
  5. Come in praticamente tutte le città europee, occorre (anche in accordo con il Ministero delle Infrastrutture) istituire i ‘sensi unici eccetto bici’ o ‘controsenso bici’. In alcuni contesti urbani (centri storici, aree residenziali, salite e discese ripide a bassa intensità di traffico, con l’istituzione di zone 30) si tratta di consentire ai ciclisti il transito bidirezionale in strade a senso unico con apposita segnaletica. Dobbiamo rendere l’uso della bici sicuro e conveniente.

Una città per camminare: Metropolitane, autobus, tram, biciclette, le diverse forme dello sharing. Accanto a tutto questo ci sono i pedoni. In un mondo in cui camminare sta assumendo da qualche anno un nuovo valore, sono sempre di più coloro che scelgono il mezzo di trasporto più antico. Vanno incoraggiati perché camminare è salute, è conoscere la città, è relazione, è socialità. Per questo:

  1. Lavoreremo per la pedonalizzazione. Strade e piazze debbono ridiventare luoghi dei romani, ed è proprio in questa prospettiva che la metro C può garantire questo processo di trasformazione del centro storico. Favorire la pedonalità, migliorare la qualità della città, sono un obiettivo che non deve riguardare solo l’ area centrale, ma si deve estendere a tutto il territorio anche nelle periferie. Pedonalizzazioni ed isole ambientali permettono di aumentare il livello di sicurezza, per mettono la multifunzionalità e migliorano la qualità ambientale. Producono anche un sensibile ripensamento e un miglioramento dello spazio pubblico, diventano una straordinaria opportunità per un suo recupero e riqualificazione. Verrà, di conseguenza, cambiato anche l’approccio alla progettazione, riconoscendo la necessità di una collaborazione tra competenze multidisciplinari per creare luoghi di qualità in cui le comunità possano vivere e socializzare.
  2. Avvieremo un piano straordinario di manutenzione dei sistemi pedonali, di diffusione di aree pedonali e zone 30 (aree dove la velocità non potrà superare i 30 km/h), di promozione della mobilità lenta, recuperando le buone pratiche già sperimentate per i bambini come Pedibus e Bike to school;
  3. Realizzeremo un piano straordinario per l’accessibilità dei disabili.

La sfida della mobilità ‘intelligente’: L’uso delle tecnologie per la mobilità (ITS) ha avuto sviluppi importantissimi negli ultimi 15 anni. Le città più innovative hanno investito su questo e Roma deve fare lo stesso: per controllare le infrazioni; per regolare il traffico; per aumentare la velocità commerciale del trasporto pubblico; per informare i cittadini sulle condizioni del trasporto pubblico, del traffico e dei parcheggi (infomobilità). Utilizzeremo quindi le nuove tecnologie per ridare sicurezza e ridurre i tempi di spostamento del trasporto pubblico e privato sui 500 Km di strade sui quali si svolge il 50% di traffico della città. Roma diventerà anche nel settore della mobilità una vera Smart City.

Una micro logistica ‘intelligente’ per la distribuzione delle merci: Le merci sono l’ossigeno del commercio e dell’artigianato. Se si vogliono far vivere il centro storico e i grandi assi commerciali della città, si deve affrontare il tema della distribuzione dal punto di vista dell’impatto sul traffico, ma anche secondo le esigenze degli operatori. In questi anni le politiche di restrizione all’accesso nel centro storico non sono state accompagnate dal potenziamento dei servizi, con il risultato che ancora oggi la sosta dei veicoli merci rappresenta uno dei principali problemi del traffico urbano e causa di inefficienza del sistema della logistica. Dobbiamo riaprire subito un tavolo di concertazione tra i diversi soggetti interessati, creare facilitazioni come magazzini di prossimità, piccole piattaforme logistiche che distribuiscono con veicoli a basso impatto ambientale. Dobbiamo aumentare il numero delle piazzole e garantirne il rispetto delle regole. Interverremo sugli orari anche in collaborazione degli operatori stessi.

I giovani, la notte e i mezzi pubblici: Scegliere di utilizzare i mezzi pubblici la sera è per i giovani romani quasi un’utopia. Ne parleremo affrontando le politiche per le nostre nuove generazioni, ma una cosa è chiara. Se vogliamo che meno giovani usino la macchina nel fine settimana, dobbiamo realizzare un biglietto notturno agevolato per i giovani e verificare la possibilità di estendere gli orari di apertura della metropolitana nel week end.

La mobilità turistica: Roma si deve liberare dall’invasione dei pullman turistici e, nello stesso tempo, deve dare la possibilità a visitatori e pellegrini di accedere a monumenti e luoghi di culto senza arrecare danni e disagi ai residenti e a coloro che lavorano in città. A questo scopo, Roma si deve dotare di un nuovo Piano Pullman, basato su principi analoghi a quelli del Piano del Grande Giubileo del 2000.

La mobilità per la terza età: In collaborazione con i Municipi, saranno organizzate linee di autobus dedicate alle esigenze degli anziani. Alle linee Cimiteriali, saranno aggiunte linee con cadenza bisettimanale attive per tutto l’anno. Ogni Municipio, inoltre, disegnerà una linea dedicata ai centri anziani e ai principali ospedali e ambulatori.

06-Zero Buche Pronto Intervento Buche: Non esiste un motivo tecnico o economico che giustifichi il dissesto delle nostre strade. A Parigi, Berlino, o Barcellona il manto stradale è di norma in buone condizioni, perché le amministrazioni sono in grado di verificare la qualità dei lavori eseguiti e di impedire che siano rovinate da nuovi scavi non programmati. Anche la lotta alla corruzione e la delega di alcuni poteri ai Municipi possono essere utili per risolvere il problema. Ma soprattutto, sarà necessario studiare forme di appalto di manutenzione con grandi lotti – se ne prevedono 4 – con chiare formule di responsabilità delle ditte incaricate. Istituiremo una Task Force Antibuche con un numero di telefono dedicato e dotata di mezzi attrezzati: il cittadino segnalerà la buca e verrà comunicato il tempo di arrivo del mezzo di intervento

I TAXI nel sistema della mobilità urbana: Anche il servizio taxi deve divenire protagonista della nuova mobilità urbana. Prima di tutto garantendo anche ai tassisti una tutela del fondamentale servizio che rendono alla cittadinanza. L’abusivismo, qui come in ogni settore, va debellato. Oramai le tecnologie possono aiutarci e le useremo, in collaborazione con le associazioni di categoria e con le maggiori realtà economiche. Va poi migliorata la presenza dei taxi sul territorio e aumentata la velocità commerciale media con la quale le singole vetture si muovono sul territorio. Dobbiamo arrivare ad una distribuzione del servizio che risponda al meglio alle esigenze dei romani. Per migliorare il servizio – sia nell’ottica dell’utenza che degli operatori – apriremo nuove corsie preferenziali, a cominciare da Via Tiburtina, Viale Marconi e Viale Jonio; sarà previsto, nei progetti di revisione urbanistica, l’inserimento di servizi igienici dedicati agli operatori presso i principali parcheggi taxi comunali. E questo perché i taxi, se li consideriamo nel sistema della mobilità, debbono essere posti in condizione di dare servizi migliori e più efficienti.

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Non mi occupo di politica, è come dire non mi occupo della vita

Si avvicina il 5 giugno per il rinnovo dell’Assemblea Capitolina e dei Municipi. E come sempre avviene, anche in questa occasione, molti dipendenti Atac partecipano alla competizione elettorale per mettere a disposizione della città e del territorio le loro conoscenze e competenze.
Di seguito le interviste di alcune/i candidate/i che si sono resi disponibili a rispondere alle nostre domande. Alcuni hanno declinato l’invito, altri non siamo riusciti ad individuarli. Pertanto ci scusiamo con coloro che non sono presenti e ai quali chiediamo di mettersi in contatto con noi, così da dare pari opportunità a tutti.
Ringraziamo per la disponibilità e auguriamo loro un grande in bocca al lupo!

Francesca Sperati candidata al VIII Municipio
francesca sperati
Lista: Sinistra per Roma
Sede di lavoro: Porta Maggiore – Piramide
Di cosa mi occupo al lavoro: sono un Architetto e mi occupo della manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti di superficie e delle opere civili lungo le linee metro ferro. Svolgo il ruolo di Direttore Lavori e Direttore di esecuzione di contratto.

Come sogno la città di Roma
Il vero problema è proprio che da troppo tempo, per avere di Roma l’immagine della città che dovrebbe essere, dobbiamo ricorrere ai sogni. Per Roma sogno un riscatto che la renda la Capitale europea che merita di essere: mobilità sostenibile, servizi per la famiglia, spazi verdi e attrezzati, nuovi modelli di gestione e valorizzazione del patrimonio (architettonico e sociale). Una città a misura d’uomo e non una prigione dorata.

Quali sono le priorità del mio programma
Il Consigliere municipale svolge un ruolo molto delicato: è colui che si fa voce e volto dei cittadini e con il suo operato e la sua presenza costante, può far sentire in un territorio la presenza dell’amministrazione pubblica.
Le mie priorità sono le piccole cose, quelle sulle quali si misura la qualità della vita: manutenzione straordinaria con pronti interventi per spazi pubblici e scuole, laboratori di progettazione partecipata, sperimentazione di nuovi modelli di gestione che diano più autonomia al municipio nella valorizzazione del proprio patrimonio.

Come vedo la questione della mobilità
La mobilità a Roma paga la mancanza di una programmazione e le strategie attuate vengono spesso interrotte da precoci cambi dei vertici. Navigare a vista non può portare lontano e sarebbe necessaria, tra le altre cose, una riorganizzazione del settore manutentivo che rendesse più efficiente l’attuazione degli interventi. C’è, a mio avviso, uno scollamento tra chi programma il servizio e chi ne fruisce: una conoscenza e un monitoraggio più attento del territorio aiuterebbe forse a dare una risposta più vicina alle reali necessità.

Stefania Fagiolo candidata al XII Municipio
StefaniaRosaParks
Lista: Sinistra per Roma
Sede di lavoro: Prenestina
Di cosa mi occupo al lavoro: relazioni istituzionali

Come sogno la città di Roma
Sogno una città dove le strade siano asfaltate e le uniche buche quelle delle cassette delle lettere. Sogno una città illuminata la sera, non quella del coprifuoco del tempo di guerra. Sogno una città che, quando torno da Parigi o da Londra, non mi faccia rimpiangere come si prende un mezzo pubblico e quant’è pulita una piazza. In fondo, sogno semplicemente una città normale, che ha cura della sua manutenzione e non si lascia vivere come un ostacolo. Perché solo quando Roma diventerà “normale” sapremo di abitare in una città unica e straordinaria. E troveremo finalmente il coraggio di dirlo.

Quali sono le priorità del mio programma
I programmi si somigliano ormai quasi tutti, si copiano qua e là e non li legge più nessuno. Traboccano di promesse buone per il voto, poi il bilancio è quello che vediamo. Il punto è: quali sono i valori che stanno dietro i programmi e li rendono credibili? Per me sono quelli di una politica dell’ascolto e della partecipazione, non della delega. A partire da qui si costruisce il programma. Con un discrimine, per me: chiudere una volta per tutte il capitolo del consumo di suolo e investire sul recupero e il riuso degli spazi, promuovendo così una nuova socialità tra gli abitanti.

Come vedo la questione della mobilità
Dalla mobilità dipende gran parte della qualità della nostra vita quotidiana. Il sistema del trasporto, anche nella nostra municipalità, va ripensato. Mezzi sostenibili ecologicamente, tratte veloci verso periferie e metropolitane, corsie preferenziali e piste ciclabili. Per fare tutto questo non occorre privatizzare il trasporto pubblico, bensì puntare sulle competenze e le professionalità di chi vi lavora, tenendo la cattiva politica distante dall’Atac.

Clelia D’Angelo candidata al XIII Municipio
celia d'angelo
Lista: Partito Democratico
Sede di lavoro: Atac S.p.A.
Di cosa mi occupo al lavoro: Responsabile Sviluppo Commerciale e canali complementari

Come sogno la città di Roma
Alla luce dello sviluppo di Roma Capitale come Città Metropolitana, sogno che Roma possa garantire il diritto di vivere in un contesto efficiente, nel decoro e nella legalità in linea con le grandi Capitali Europee. Sogno Roma come un luogo accogliente, un esempio di civiltà e progresso, dove i suoi abitanti vivano in un contesto urbano che permetta l’innalzamento della qualità della vita.

Quali sono le priorità del mio programma
Mobilità: ripresa lavori sottopasso Aurelia/Gregorio XI, definizione piano passaggio e sosta pullman per decongestionare il traffico legato agli eventi in Vaticano; ripristino segnaletica orizzontale (strisce pedonali) ormai scomparsa in tutto il Municipio. Cultura: completamento lavori Auditorium del Parco del Pineto e sviluppo Stagione di concerti e spettacoli. Ambiente: Riqualificazione aree verdi anche di piccole/medie dimensioni nelle quali distinguere gli spazi per i bambini da quelli per i cani.

Come vedo la questione della mobilità
La questione della mobilità, con tutte le sue ricadute in termini di congestione del traffico e di qualità dell’aria e dell’ambiente urbano, costituisce uno dei principali problemi. E’ urgente e necessario disporre di un servizio pubblico all’altezza degli standard europei, che consenta sempre (o quasi sempre) di programmare appuntamenti, di affrontare emergenze, di spostarsi da un lato all’altro della città senza aver bisogno di un mezzo privato. Insomma, un servizio di autobus e metropolitane su cui contare.

Valerio Palmaccio, candidato al IV Municipio
valerio palmaccio
Lista: Partito Democratico
Sede di lavoro: Metro C Graniti
Di cosa mi occupo al lavoro: Gestione Personale

Come sogno la città di Roma
Una città a misura di cittadino, una città nuova dove i municipi possono avere poteri veri per governare il territorio, in modo da poter tirare fuori Roma dal caos in cui sembra essere precipitata in maniera irreversibile. Sono convinto che si possa cambiare questa città, solo se si lavora con l’ idea di riportarla a misura di cittadino, garantendo ai romani un sistema di servizi efficienti, una rete di accoglienza sociale in grado di restituire a Roma la sua natura solidale, una offerta culturale in grado di restituirle il suo ruolo storico, una serie di regole semplici che siano in grado di legare l’integrazione alla sicurezza ed i diritti ai doveri dei cittadini.

Quali sono le priorità del mio programma
Il lavoro prima di tutto. Nessuna comunità può resistere se non viene data ai suoi membri la possibilità di sopravvivere. Roma è il museo più grande del mondo ed è necessario investire in maniera sistematica su questa caratteristica unica che ha Roma, per poter sviluppare l‘economia cittadina e creare posti di lavoro. Riqualificazione delle periferie attraverso il decentramento amministrativo, ripensamento del modello urbanistico nella direzione della riqualificazione degli immobili evitando accuratamente tutte le scelte orientate al consumo di nuovo suolo e lavorando piuttosto sullo sviluppo in altezza del patrimonio immobiliare già esistente. Infondo il problema più grande di Roma è la sua dimensione. Accanto alla revisione del sistema urbanistico c è naturalmente la revisione del sistema della mobilita. Infine resta, purtroppo al centro, il tema della sicurezza da affrontare con rapidità e decisione.

Come vedo la questione della mobilià
Rappresenta il problema più importante di Roma. La città è cresciuta in maniera disordinata e le infrastrutture dei trasporti non sono adeguate. Ogni giorno due milioni di cittadini chiedono di usare il mezzo pubblico per spostarsi e sono solo il 27% dei cittadini che si spostano nella città. Come affrontare il problema? 1. Riforma delle aziende che gestiscono, sono troppe per troppe poltrone e Troppa poca efficienza. Una sola azienda che gestisce il servizio e una sola agenzia che controlla il servizio. 2 servirebbero le metropolitane come in tutte le capitali del mondo ma non è possibile per molte ragioni, però è possibile attivare un sistema di bus rapid tansit che con una spesa molto molto ridotta può servire la città ai livelli di una rete metropolitana. Il trasporto si paga ed oggi a Roma non paga nessuno. Bisogna aumentare il numero di verificatori portandoli a 600 unita. È necessario modificare gli appalti delle manutenzioni tarandoli sui livelli di servizio cosi che sia il vincitore delle gare a doversi impegnare per mantenere attivi e funzionanti autobus metropolitane e infrastrutture connesse. In ultimo, in questa rassegna in pillole che meriterebbe maggior spazio per consentire un racconto funzionale allo scopo, incrementare del 200% le corsie preferenziali inserendo se necessario un Sistema di ecopass a fasce orarie per disincentivare l uso del mezzo privato.
Si alle moto e si alla ciclomobilita garantendo pero la sicurezza delle due ruote con piste ciclabili e segnaletica dedicata.

Gianni Mollica candidato al VII Municipio
gianni mollica
Lista: Partito Democratico
Sede di lavoro: Garbatella
Di cosa mi occupo al lavoro: Coordinatore settore manutenzione impianti di sicurezza di tutto il settore metro-ferroviario.

Come sogno la città di Roma
Bella domanda! Ma esiste davvero o è solo frutto dei nostri sogni. E’ chiaro che dovrebbe essere un luogo gradevole per tutti e non solo per pochi. Dove il lavoro ci sia per tutti, soprattutto per i più giovani, dove i mezzi pubblici non si fanno aspettare e di conseguenza il traffico, la confusione e lo smog siano pressoché inesistenti, dove la natura è rispettata, dove i servizi al cittadino siano efficienti – perché considerati patrimonio comune. Un luogo dove il sociale è ancora un bene prezioso e non un lusso, dove i bambini hanno spazi per giocare e gli adulti spazi per incontrarsi sapendo i figli al sicuro. Probabilmente rimarrà solo un sogno, ma noi abbiamo il dovere di provare a cambiare questo schema, se non altro per i nostri figli.

Quali sono le priorità del mio programma
Provenendo da una estrazione prettamente sindacale e conoscendo le problematiche del trasporto pubblico è chiaro quali saranno i punti di forza del mio programma: La difesa del Lavoro e l’efficienza del trasporto pubblico, senza perdere di vista la sicurezza, l’immigrazione ecc.
Il Lavoro. Ci emoziona pensare che la Costituzione abbia messo il lavoro al primo posto, in cima agli articoli. Ne parliamo tanto, ma dobbiamo fare di più. Perché il lavoro è considerato un’emergenza solo a parole.
Ecco perché dobbiamo cambiare verso. In un Paese dove si continua a trovare lavoro più perché si conosce qualcuno che perché si conosce qualcosa: la raccomandazione più che il merito. In questa fase occorre restituire speranza alle categorie più svantaggiate, ai giovani, alle donne e a colore che sono usciti dal mondo del lavoro. Se riusciamo nell’impresa di difendere il Lavoro allora saremo sicuri di aver difeso anche i lavoratori.
Il TPL. E’ sotto gli occhi di tutti verificare quanto gli spostamenti con mezzi pubblici in ambito urbano sono aumentati in modo significativo. Tale fenomeno illustra una maggiore diffusione dell’utilizzo di un mezzo pubblico come alternativa all’automobile, complice la crisi economica che riduce il reddito delle famiglie, e l’incremento del costo dei carburanti, più che una vera e propria consapevolezza dei benefici collettivi del trasporto pubblico. Per sostenere la domanda è importante cambiare la percezione pubblica del trasporto pubblico, considerato da sempre un “bene inferiore”, ovvero che all’aumentare del reddito se ne riduce il consumo. Bisogna sensibilizzare tutti che il mezzo pubblico diventa oggi un “bene di merito” poiché aumenta l’efficacia del trasporto pubblico per la collettività, riducendo i problemi di congestione e limitando inoltre l’impatto ambientale.
La mobilità delle persone dovrebbe essere sempre più al centro degli interessi della politica e della società dal momento che il sistema infrastrutturale diventa sempre più prioritario per lo sviluppo economico: l’efficienza dei trasporti mette in moto anche rilevanti processi di cambiamento economico.
Il rafforzamento del ruolo del TPL, è fondamentale per lo sviluppo territoriale, economico e per la sostenibilità ambientale. In tempi di crisi economica, come quelli attuali, avere dei trasporti che funzionano significa avere più occasioni per spostamenti anche più lunghi pur di trovare un posto di lavoro e, soprattutto viaggiare sui mezzi del servizio pubblico costa assai meno.

Come vedo la questione della mobilità
Credo di concludere il concetto precedentemente espresso affermando che quando la mobilità funziona ne risentono positivamente sia la crescita che lo sviluppo economico di tutto il territorio, tutti desiderano spostarsi, quando necessario, il più velocemente possibile, con servizi di qualità sotto tutti i punti di vista (accessibilità, frequenza, confort, sicurezza); non è un caso che i trasporti sono diventati la terza voce di spesa delle famiglie italiane (dopo la casa e gli alimentari).
Oltretutto, l’organizzazione dell’attuale società ci obbliga alla mobilità non solo per andare al lavoro o a scuola, ma anche per recarsi da familiari e amici, oppure per vivere il proprio tempo libero, pertanto i mezzi di trasporto sono indispensabili alla vita quotidiana.
Ciò premesso, questa forte domanda di trasporto, per evitare problemi di esclusione sociale per le popolazioni più deboli (pensionati, studenti, lavoratori), problemi di inquinamento ambientale e dunque di traffico e congestione, non può essere lasciata ai mezzi privati bensì a quelli pubblici.
Qui emerge il problema: la gestione dei servizi pubblici (autobus, tram, treni regionali e metropolitani, vaporetti, traghetti) richiede sussidi pubblici e deve essere esercita da soggetti pubblici. Tale spesa dovrebbe includere in primis la realizzazione delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto, in modo da ridurne i costi, l’impatto ambientale e l’eco-sostenibilità. Occorrono maggiore ricerca, sperimentazione e sviluppo tecnologico per mezzi di trasporto di nuova generazione anche per far fronte ai costi energetici e alla riduzione delle materie prime. Da noi (in Atac) probabilmente occorrono anche Buoni Manager.

Giuseppe Sciò candidato al III Municipio
Giuseppe Scio
Lista: Marchini
Sede di lavoro: Piramide
Di cosa mi occupo al lavoro: Responsabile di Esercizio Impianti di Traslazione

Come sogno la città di Roma
Voglio che Roma torni ad essere CAPUT MUNDI e non “cessus mundi” perdona il fanta-latinismo.
Progetto realizzabile mettendo a pieno frutto le capacità e le competenze dei cittadini.

Quali sono le priorità del mio programma
Vorrei copiare qualcosa di buono all’America: “il giorno del cittadino”. Per risolvere le problematiche municipali vanno ascoltati i diretti interessati ad esempio le maestre per le problematiche scolastiche, gli anziani, i disabili per comprendere realmente i loro disagi quotidiani e tutte le forme di associazioni esistenti nel Municipio.

Come vedo la questione della mobilità
Il problema della mobilità urbana dalle periferie verso il centro rappresenta oggi una delle principali criticità della Capitale per questo, condivido il programma illustrato da Alfio Marchini. Programma con soluzioni concrete e soprattutto sostenibili.
La riorganizzazione della rete di superficie è ormai improrogabile e solo attraverso una riorganizzazione della mobilità e un potenziamento del servizio offerto si può iniziare una vera e propria opera di cambiamento.

Emanuele Belluzzo candidato al IX Municipio
emanuele belluzzo
Lista: FORZA ITALIA
Sede di lavoro: PRENESTINA
Di cosa mi occupo al lavoro: gestione della qualità e ambiente

Come sogno la città di Roma
Roma è la città in cui sono nato e cresciuto, vederla ridotta in questo stato è deprimente; per la mia città io non sogno cose irrealizzabili, sogno una “normalità” che funzioni, in cui la manutenzione del verde, la viabilità, il trasporto pubblico funzionino con regolarità come in tutte le capitali europee e mondiali.
La città che sogno e che mi impegnerò a costruite è la città che metta al centro i cittadini, fornendo servizi più efficienti e pertanto le istituzioni al servizio del cittadino eliminando la burocrazia inutile dell’amministrazione che spesso rende impossibile anche le cose più semplici.

Quali sono le priorità del mio programma
Il mio progetto per il Municipio IX si articola in 9 macro aree che riguardano i temi più sentiti dalle persone che quotidianamente vivono il nostro territorio.
Oltre i punti riguardanti trasporti, raccolta differenziata, servizi sociali, vogliamo insieme ai nostri candidati al Comune di Roma, garantire posti negli asili a tutti i bambini inserendo come parametro nelle graduatorie gli anni di residenza nella città oltre al modello ISEE così da garantire un sistema equo che tenga conto delle esigenze delle famiglie che da più tempo risiedono e abitano il nostro territorio.
Questi sono solo alcuni temi, tutto il mio progetto per il Municipio IX è illustrato sulla mia pagina Facebook https://www.facebook.com/belluzzoelezioni

Come vedo la questione della mobilità
La mobilità è un punto fondamentale per garantire una omogeneità del territorio, una diminuzione del traffico, e una mobilità adeguata anche per chi non può spostarsi in auto o moto.
Specialmente nella periferia, i mezzi pubblici vanno riorganizzati attraverso un piano organico che tenga conto delle esigenze dei diversi quartieri, aumentando il numero delle fermate razionalizzando le linee esistenti e creando nuovi impianti di fermata.
La mobilità tuttavia non è solo TPL, noi nel nostro Municipio vorremmo mantenere e completare anche le piste ciclabili esistenti dando la possibilità di sviluppo ad una mobilità “green” che garantisca percorsi adeguati e sicuri per tutti i cittadini che spostandosi da un quartiere ad un altro vogliono farlo “ad emissioni zero” a piedi o in bicicletta, ma anche questo fa parte del nostro progetto per il IX Municipio.

Stefano Caroselli candidato al consiglio comunale di Roma
stefano caroselli
Lista: Lista Civica Fassina
Sede di lavoro: via Prenestina
Di cosa mi occupo al lavoro: Direzione qualità ed erogazione del servizio.

Come sogno la città di Roma
Inclusiva, in termini occupazionali e sociali, nell’accoglienza, negli aspetti solidaristici, nell’offerta museale, culturale, storica, artistica, archeologica. Roma Città aperta e sicura, fruibile in termini trasportistici; con mobilità alternativa ed ecologicamente sostenibile. Trasparente, esempio di civiltà, di welfare, pulita, rigorosa nel rispetto dell’ambiente e delle regole, simbolo della multi religiosità, antirazzista, antifascista e democratica.

Quali sono le priorità del mio programma
Legge Speciale per Roma Capitale; ricontrattare il debito con la CdP; fermare l’espansione edilizia e attuare l’housing sociale; intervenire sulla Roma Lido; asili nido a costi calmierati e assistenza sociale per anziani e disabili; biblioteche aperte h 24; occupazione, lotta al precariato e reddito minimo di dignità; fermare la pervasività deregolamentata delle auto; corsie preferenziali a sede protetta; authority dei servizi municipale; combattere corruzione, abusivismo ed evasione; valorizzare gli asset pubblici riorganizzandoli e non privatizzando; tutela dell’ambiente e della salute pubblica; più pulizia e raccolta differenziata; eventi culturali, stimoli ad iniziative di associazionismo civico per il bene collettivo; più protezione e sicurezza nella città; pari opportunità e lotta al femminicidio; lotta all’abbandono scolastico; sport per tutte le età a prezzi calmierati.

Come vedo la questione della mobilità
Curare l’effetto sistema su scala regionale e locale a partire da FS e Trenitalia (le 8 FL); chiedere risorse adeguate e vincolate dallo Stato (FNT), Regione Lazio, Comune di Roma; riprendere la cura del ferro spostando la strategia sul riammagliamento e implementazione della rete tranviaria in senso circolare e radiale; completamento di opere infrastrutturali (anello ferroviario) e delle linee metro (C-B1-D); più mobilità alternativa (il Grab ciclabile); più isole ciclopedonali; attivare la figura del mobility manger e del telelavoro; rinnovamento del parco rotabile; filobus a scantonamento da rete aerea; veicoli elettrici e metano; taxi collettivo; raddoppio delle corsie preferenziali e corridoi riservati della mobilità, rivedere ed allargare il sistema tariffario Metrebus nella nuova Area Metropolitana.

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ATAC: le proposte dei dipendenti per l’Amministratore Unico e il Direttore Generale

benessere in azienda ideeinmovimento

Se si parla del futuro di ATAC e di come rendere l’azienda finalmente sana e competitiva i dipendenti ATAC si mettono in gioco.
Di seguito le idee operative e strategiche, definite dai dipendenti stessi, che possono contribuire a migliorare l’ambiente e la produttività di ATAC, che saranno portate all’attenzione dell’Amministratore Unico e del Direttore Generale.
Vi chiediamo di votarle per determinare fra loro quali sono le priorità. Il sondaggio è in cima alla home page ed è possibile inserire un massimo di quattro preferenze.

• Comunicazione Interna
Sondaggio:
Sviluppare la Comunicazione Interna quale strumento per permettere ai dipendenti una piena partecipazione alla vita aziendale.
L’importanza delle risorse umane in un processo di sviluppo e miglioramento deve spingere l’azienda a mettere in atto una comunicazione non più intesa come semplice processo di trasmissione di informazioni, poche e non conoscibili a tutti, ma come lo strumento per creare la cultura dell’azienda e favorire una piena partecipazione dei dipendenti alla vita aziendale. Deve consentire ai dipendenti di conoscere i processi produttivi e decisionali, di condividere la missione, la cultura e i valori dell’impresa. Una comunicazione efficace è un’azione necessaria per aumentare il coinvolgimento, il senso d’appartenenza e autonomia dei dipendenti dell’azienda. La credibilità dell’azienda dipende quindi direttamente dal suo valore, che si crea anche attraverso attività comunicative, condividendo gli obiettivi con i dipendenti che possono diventare, solo in questo modo, promotori della missione aziendale. Un’azienda che punta al successo deve attivare la partecipazione ed il coinvolgimento di tutti i dipendenti a prescindere dal ruolo e dal livello ricoperto.

• Lavorare per obiettivi
Sondaggio:
Attribuire ad ogni dipendente obiettivi chiari, definiti e misurabili.
Mi piacerebbe che ognuno di noi ogni mattina che inizia a lavorare conoscesse i suoi obiettivi in modo chiaro e definito. Che questi siano specificati e quindi misurabili. Per essere stimolati a lavorare meglio, gli obiettivi devono essere anche sfidanti anche se ragionevolmente raggiungibili, quindi mi piacerebbe che ci sia richiesto“qualcosa in più”.
Credo che questo cambio di mentalità e modalità di lavoro sia l’unica possibilità per far uscire ATAC dal guado.

• Valutazione dei lavoratori
Sondaggio:
Predisporre un sistema di valutazione delle prestazioni per tutte le categorie di lavoratori (dai livelli più bassi fino al top management) attraverso uno strumento che si concentra sul contributo fornito ad ATAC da ogni dipendente.

Predisporre un sistema di valutazione delle prestazioni per tutte le categorie di lavoratori (dai livelli più bassi fino al top management) attraverso uno strumento che si concentra sulla prestazione di noi lavoratori, cioè sul contributo fornito ad ATAC da ognuno di noi come titolare di una determinata posizione, utilizzando le proprie competenze.
La valutazione si deve focalizzare sia su componenti oggettive, appartenenti alla sfera dei risultati raggiunti, sia su altre più soggettive, appartenenti alla sfera dei comportamenti. La prestazione può essere quindi valutata secondo questi due aspetti:
• i risultati ottenuti dal lavoratore in relazione agli obiettivi assegnati ad inizio anno;
• i comportamenti organizzativi agiti dal lavoratore (“come è stato fatto”) che possono riguardare aspetti quali la leadership, il team working, la capacità di problem solving, ecc.
Per valutare la prestazione è necessario definire la prestazione attesa, ossia quello che ci si attende e confrontarla con la nostra prestazione effettiva della persona. ATAC deve essere interessata al raggiungimento dei risultati ma anche ai comportamenti organizzativi utilizzati. E’ quindi importante specificare i comportamenti organizzativi attesi, con le necessarie definizioni e indicatori di osservazione. Queste informazioni dovrebbero essere inserite in declaratorie informative accessibili ai valutatori e ai valutati, per rendere il più oggettivo e trasparente possibile il processo di valutazione.
I comportamenti oggetto di valutazione possono essere espressione di attività mentali (come sintesi, analisi, astrazione, ecc.) o di attività tecniche e organizzative (capacità di controllo, di gestione delle risorse umane, ecc.) o di attività relazionali (leadership, capacità comunicativa, capacità di vendere, ecc.).
Devono essere escluse le valutazioni inerenti a tratti della personalità, attitudini o atteggiamenti che dipendono molte volte dalla discrezionalità dei singoli e dal clima aziendale.
Quindi ogni lavoratore dovrebbe conoscere la sua Area di Responsabilità, la Tipologia di Obiettivi assegnati, Parametri quantitativi e qualitativi di controllo e Comportamenti Organizzativi richiesti.
Detto quanto sopra, rimane aperta una domanda, chi valuterà i valutatori? Ovvero istituire un sistema nel quale il management dell’ATAC viene valutato dai propri dipendenti in modo anonimo e randomico. Alla valutazione dovrà essere legata una parte del premio previsto con MBO (un vero MBO definito ad inizio anno e con indicatori che realmente portano ad un miglioramento della performance).

• Smart Working (il lavoro da remoto)
Sondaggio:
Riorganizzazione del lavoro attraverso le nuove tecnologie, al fine di permettere il superamento di limiti fisici e temporali e quindi permettere il telelavoro.

Se ATAC diventasse un’azienda dove ad ognuno di noi fossero attribuiti degli obiettivi sarebbe facile pensare a strutturare la nostra attività lavorativa secondo i criteri dello Smart Working. E’ evidente come in tutta ATAC alcune fasi dei processi lavorati possono essere effettuate anche da remoto senza, quindi, la necessità di recarsi in ufficio.
Se si parte dal presupposto indiscutibile che le Aziende vincenti sono quelle in cui i lavoratori sono felici è evidente come gli stessi potendo usufruire di un programma di telelavoro sperimentano una pluralità di benefici.
E’ormai acclarato come lo smart working può essere un ottimo modo per costruire fiducia, motivare i dipendenti, aumentare la produttività.
Il primo vantaggio che va considerato è l’incremento della soddisfazione: i telelavoratori subiscono una minore pressione a produrre e si sentono “attivi”,gradiscono di più il loro lavoro rispetto a quando lo svolgono in ufficio. Questa“job satisfaction” è dovuta anche al fatto che possono avere un maggior controllo nel bilanciare il rapporto lavoro-famiglia. Inoltre la possibilità di gestire in maniera flessibile gli orari di lavoro può contribuire a tale effetto dal momento che viene rispettato il loro stile di vita e il ritmo lavorativo si concilia con i loro ritmi giornalieri.
Un secondo beneficio è il risparmio di tempo e denaro che deriva dalla riduzione dei costi e dei tempi necessari per recarsi in azienda. Un tipico lavoratore che intraprende il telelavoro risparmia circa un’ora al giorno e buona parte delle spese per l’automobile e il carburante, nonché quelle per il guardaroba.
Il terzo beneficio è l’incremento della produttività, in parte attribuibile all’aumento della job satisfaction. I lavoratori che svolgono le loro mansioni lontano dal luogo tipico di lavoro generalmente hanno meno distrazioni che possano impedire l’esecuzione dei compiti, il che può essere particolarmente positivo per quelle mansioni, compiti e progetti che richiedono concentrazione.

• Percorsi di Carriera e Job Rotation
Sondaggio:
Istituzione dei Percorsi di Carriera attraverso un piano formalizzato che esplicita e accorda le aspirazioni e gli interessi individuali con le opportunità e le necessità dell’organizzazione aziendale

Istituzione dei Percorsi di Carriera attraverso un piano formalizzato che esplicita e accorda le aspirazioni e gli interessi individuali con le opportunità e le necessità dell’organizzazione aziendale. Per ogni posizione, è necessario indicare le responsabilità, le skills e i requisiti connessi. Prevedere delle verifiche periodiche, sessioni formative e confronti, attraverso le quali è possibile ridurre il gap tra le aspirazioni di ogni singolo dipendente e le richieste del superiore e dell’ATAC.
Prevedere per noi dipendenti la possibilità di effettuare la job rotation in modo da permetterci di accumulare velocemente una buona esperienza in funzioni diverse ed in svariati settori. Grazie a sfide sempre diverse, la rotazione del personale ci potrebbe consentire di perfezionare le nostre capacità (sapere, saper fare, saper essere) e aumentare le possibilità di carriera.
La gestione della carriera e la rotazione del personale sono diventati, negli anni, due strategie fondamentali al fine di utilizzare al massimo le competenze e le conoscenze delle risorse umane.
Un pilastro dei percorsi di carriera sono i sistemi di gestione delle competenze dei collaboratori. La rilevazione e la valutazione del gap tra competenze espresse e competenze richieste per una posizione consentono l’individuazione delle aree di crescita necessarie.
In questo modo, oltre alla formalizzazione di un percorso di carriera, a noi dipendenti dovrebbe essere data la possibilità di progettare un piano di formazione e sviluppo personalizzato.

• Contrasto all’evasione
Sondaggio:
Al fine di contrastare l’evasione permettere a tutto il personale amministrativo di presidiare, con turni a rotazione, le stazioni metro-ferro e alcune linee di superficie

Attualmente la forza lavoro dedicata alla verifica si compone di circa 70 persone. Considerando la turnazione, le ferie, le malattie ed altro, la forza schierabile contro l’evasione tariffaria si riduce a poche decine di unità.
Le azioni effettuate in passato, ovvero il demansionamento di alcuni sfortunati amministrativi e la qualifica di Polizia Amministrativa, non hanno portato a risultati concreti.
Si ritine che il personale amministrativo possa svolgere un ruolo determinante per il contrasto all’evasione tariffaria anche solo attraverso i presidi alle stazioni metro-ferroviarie e su alcune linee di superficie. A rotazione due o tre volte al mese si potrebbe affiancare al servizio Ispettivo sulla scia dell’esperienza vissuta con “Te lo do io il biglietto” e presidiare massicciamente la città contrastando ogni tipo di illecito per convincere l’intera città ad una assunzione di responsabilità diretta a beneficio del miglioramento del servizio reso.

• Azioni di comunicazione verso l’esterno e Azioni commerciali
Sondaggio:
Effettuare una campagna pubblicità e progresso per migliorare l’immagine di ATAC ed incentivare il servizio pubblico pagando il biglietto; Creare degli Info Desk congiuntamente con Trenitalia e Cotral che diano informazioni sul trasporto pubblico; potenziare il sistema metrebus sviluppando sempre più offerte in base ai target

lanciare una campagna di pubblicità e progresso utilizzando la disponibilità di volti noti del mondo della televisione, dello sport, della cultura, del cinema che abbiamo a cuore le sorti della mobilità, che abbiamo un forte legame con la città e che più volte hanno dimostrato un deciso interesse a collaborare con le Istituzioni.
costituzione di gruppi di lavoro integrati tra Atac, Trenitalia, Cotral e altre società del trasporto del Lazio nelle grandi stazioni (Termini, Tiburtina) che possano fornire tutti i servizi legati alla mobilità cittadina e regionale. A tale fine credo sia ormai inderogabile la necessità di formare internamente del personale da destinare all’assistenza turistica costruendo un servizio “ad hoc” con degli “info desk” mobili da distribuire nelle varie stazioni a vocazione turistica (Lepanto(Ottaviano/Spagna/Flaminio/Ecc) dotati di materiale informativo soprattutto su pacchetti ticket, mappe e la sponsorizzazione dei servizi collegati ai musei/gallerie d’arte di interesse/valore artistico che abbiano stipulato convenzioni con Atac. S.p.A. (Convenzioni da estendere ad altri Enti/Fondazioni)
potenziare il sistema metrebus sviluppando sempre più offerte in base ai target es. biglietto turistico (con “reali” agevolazioni sui luoghi di maggiore interesse turistico)
attivare sistematicamente i microfoni all’interno delle stazioni metro per fornire oltre le informazioni i codici di comportamento fissando delle regole basilari e speculari alla sicurezza (in lingue diverse). Una sorta di decalogo da adottare per trasformare culturalmente gli usi e le brutte abitudine ormai consolidate nel comportamento incivile che si registra sui mezzi pubblici che restano comunque un bene comune.

• risoluzione nodo sulla quarta area
Sondaggio:
Equiparare i lavoratori della c.d. IV area a tutti gli altri dipendenti ATAC

• Creazione di commissione per la valutazione di nuovi progetti di sviluppo
• Sondaggio:
Creazione di una commissione per la valutazione di progetti di sviluppo proposti dai dipendenti

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ATAC: preparazione incontro con il Direttore Generale

Come già anticipato dal verbale dell’incontro avuto con il Direttore Generale, dobbiamo adesso, dopo la convention del 1 aprile, preparare il nostro appuntamento per parlare del futuro dell’Azienda e di mobilità a Roma, che pensiamo di fare a metà aprile qui a Prenestina. Il direttore generale ha accolto con entusiasmo il nostro invito e si è reso disponibile a partecipare, chiedendoci di estendere l’invito anche all’Amministratore Unico, cosa che faremo.
Prima di tutto è importante condividere con tutti voi la preparazione di questo incontro, che, a nostro parere, deve privilegiare la proposta e non la protesta. Pertanto vi chiediamo di elaborare idee operative e strategiche che possono contribuire a migliorare l’ambiente e la produttività del nostro lavoro, naturalmente coinvolgendo tutte le figure professionali e non soltanto gli amministrativi.
Se siete d’accordo ci diamo il tempo di una settimana per raccogliere suggerimenti e progetti (8 aprile), così da arrivare all’appuntamento con domande, interventi e materiali da consegnare e illustrare. Con la speranza che quanto raccolto diventi una sorta di libro degli impegni da realizzare in tempi brevi per la cura della nostra azienda e l’efficienza del trasporto.
Come ogni evento che si rispetti c’è la necessità di un titolo, cosa proponete? Inoltre, chi di voi si rende disponibile a presentare le proposte durante l’incontro?
In attesa di un riscontro, cogliamo l’occasione per inviare i nostri più cordiali saluti.

Stefania Fagiolo int. 3385, Giovanna Di Pinto 9691, Antonio Palazzo 4480, Marco Cecchelli 4389

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Il resoconto dell’incontro con il DG Rettighieri

incontro_rettighieri
Prima nota positiva è che il direttore si è mostrato estremamente disponibile al dialogo con noi e si è detto sorpreso del fatto che in passato i vertici non avevano l’abitudine di incontrare le lavoratrici e i lavoratori di questa azienda. Per lui è una consuetudine ascoltare e interagire con il personale, ed infatti ha iniziato a visitare alcuni luoghi di lavoro e così continuerà per tutta la durata del suo incarico.
Abbiamo sottolineato che noi rappresentiamo i bisogni di tante colleghe e colleghi che, al di là di appartenenze politiche/sindacali, condividono con noi la necessità di un cambio di stagione in questa azienda, e vorrebbero ripristinare un canale diretto con i vertici per affermare il principio che l’Azienda è di tutti e ognuno deve concorrere con il proprio lavoro a renderla efficiente e produttiva.
Si è detto convinto, come noi, che il modo migliore per uscire dalla situazione di forte crisi non è soltanto l’incremento e l’utilizzo corretto delle risorse economiche, ma soprattutto il gioco di squadra a tutti i livelli, valorizzando il patrimonio umano dell’azienda. Per quanto riguarda la gestione delle risorse è consapevole del fatto che in questi anni le politiche praticate abbiano leso la motivazione ed il clima aziendale, ed è proprio per questo che sta cercando con estrema oculatezza i referenti di supporto in questa area.
E’ consapevole del forte debito di Atac, che comunque è bilanciato dal valore dei mezzi e del patrimonio immobiliare, il quale dovrà essere valorizzato quanto prima. Sempre parlando degli aspetti economici ci ha comunicato di aver già riorganizzato il debito stesso contrattandolo con le 6 banche e dirottandolo su un’unica banca. Quello che lo preoccupa principalmente è la perdita annua, a cui bisogna prestare molta attenzione.
A suo avviso l’unico piano è risanare velocemente ATAC e se questo non avverrà nel 2016, lui è pronto a portare il primo gennaio 2017 i libri in tribunale, dichiarando così il fallimento dell’azienda. Per il Direttore Generale, ATAC ha tutte le possibilità per diventare un’azienda sana, si tratta soltanto di convogliare le risorse nella giusta direzione. In passato si è dissipato molto, basti pensare per esempio agli affitti di Via Silone e all’acquisto del palazzo di Castellaccio, con tutto il patrimonio immobiliare disponibile! Silone sarà lasciata a breve ed ha già portato in procura l’acquisto della sede di Castellaccio. Si ristrutturerà, se possibile, una palazzina all’interno di Via Prenestina, ma non esclude anche l’utilizzo degli immobili a Graniti.
Ha sottolineato che ha trovato un ambiente non sempre propenso al cambiamento. Ha riscontrato che in alcune persone prevale un approccio del tanto meglio, tanto peggio e l’orientamento al favorire il fallimento dell’azienda. Farà di tutto per contrastare questo atteggiamento ed evitare lo spezzatino di ATAC, fino ad arrivare ad allontanare chi non è in linea con le nuove direttive. Infatti uno dei più gravi difetti per cui alcuni dirigenti sono stati rimossi è il non aver privilegiato gli interessi dell’azienda.
La nuova macro è stata pensata con una catena di comando snella, funzionale alla rapidità delle decisioni e al controllo del raggiungimento degli obiettivi.
In merito alle strategie per discutere e trovare la strada maestra in grado di risanare l’azienda sarà organizzata il primo aprile una convention con i dirigenti e i quadri apicali. Sarà questa l’occasione per illustrare la sua idea di azienda e coinvolgere tutti i partecipanti ad aderire al progetto.
Ci ha quindi rinnovato l’invito a suggerirgli progetti e problematiche, e si è detto disponibile a tenere un incontro con tutti i dipendenti presenti qui a Prenestina.
Non ci faremo sfuggire questa opportunità e cercheremo prima di Pasqua di raccogliere tutte le nostre proposte, operative o strategiche, in modo da discuterle all’incontro.
Si è detto disponibile a ricostituire il Comitato Pari Opportunità e nei prossimi giorni gli faremo avere tutte le disposizioni per l’attivazione.

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Incontro con il DG Rettighieri, il documento portato alla sua attenzione: Il “capitale umano”: uno dei fattori critici di successo per il risanamento di Atac!

capitale umano ideeinmovimento

La mancata adozione di politiche sul personale coerenti e capaci di valorizzare il capitale umano nel rispetto delle diverse categorie professionali è sicuramente uno dei fattori che ha contribuito a portare Atac nella situazione attuale. Questo ha leso la produttività e l’efficienza della nostra azienda ma anche la motivazione del personale e, più in generale, il clima lavorativo.
Che il “capitale umano” sia uno degli invisible assets delle aziende è ormai condiviso in ambito economico e crediamo che anche per Atac possa essere un fattore critico di successo in questa difficile fase di cambiamento.
Durante i periodi di recessione le aziende che hanno resistito maggiormente alla crisi sono quelle che hanno saputo valorizzare meglio di altre il proprio capitale umano investendo sulla formazione, sulla riqualificazione, su politiche di outplacement rispettose delle diverse categorie di lavoratori presenti.
Motivare i propri dipendenti e creare un ambiente di lavoro sano contribuisce in modo significativo al successo delle aziende e al benessere delle persone che in esse operano.

Quali sono gli elementi essenziali per valorizzare in Atac il personale e creare un ambiente di lavoro sano ed efficace?
A nostro avviso gli ingredienti principali per creare un ambiente di lavoro eccellente e produttivo sono:
• una relazione di fiducia reciproca con il management aziendale;
• il rapporto di orgoglio per il proprio lavoro e per l’organizzazione di cui si fa parte;
• la qualità dei rapporti di lavoro tra colleghi.

L’intreccio di questi elementi dà origine non solo ai valori di Credibilità, Equità e Produttività che misurano la fiducia dei dipendenti nel loro management, ma anche a quelli di Orgoglio e Solidarietà che mirano a valutare il rapporto dei dipendenti con il loro lavoro e la loro azienda e le loro sensazioni riguardo ad essi.
Noi siamo convinti che in Atac è possibile voltare pagina e tracciare un percorso nuovo ricostruendo un rapporto di fiducia tra le persone, soprattutto tra il management e i lavoratori, per far sì che ogni dipendente sia funzionale al proprio ruolo e orgoglioso della propria azienda.
Per ripristinare credibilità e produttività è necessario spingere l’acceleratore sulle leve della motivazione insieme a quella di un maggiore investimento su mezzi e manutenzioni, a beneficio dell’azienda e del servizio che eroghiamo alla città.
Per intraprendere una nuova strada occorre:

Adottare una politica interna basata sulla trasparenza.
Riteniamo sia necessario che il nuovo piano di rilancio di ATAC con priorità e azioni da mettere in campo, sia conosciuto e condiviso da tutti i lavoratori nel rispetto e nell’autonomia delle differenti responsabilità. La trasparenza può creare comunità, negarla determina conflitto ed estraneazione. Se tutte le decisioni vengono prese il venerdì e a porte chiuse, la percezione dei lavoratori è che l’azienda oltre a non credere nel valore della forza lavoro, non dà importanza alle loro proposte e che voglia in qualche modo “frodarli”. Da qui l’importanza del seguente punto.

Potenziare il coinvolgimento dei lavoratori sulle scelte aziendali, sul processo di rinnovamento e sui risultati attesi.
I lavoratori dovrebbero essere coinvolti con workshop, focus, riunioni di settore sulle azioni da intraprendere e intraprese, sui progetti di cambiamento in atto al fine di sentirsi parte attiva nel processo di rinnovamento e responsabili dello stesso.
Questo permetterà non solo di ripristinare il senso di appartenenza dei lavoratori a quest’azienda ma concorrere, attraverso il loro coinvolgimento, a mettere in campo quelle azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi fissati.

Avere una direzione autorevole e riconoscibile.
Il vero leader deve promuovere il gioco di squadra, conoscere e valorizzare i propri collaboratori, con l’intento di privilegiare le competenze di ognuno e farle crescere nel gruppo creando uno staff efficace e affiatato.
Occorre una direzione che sappia valorizzare i talenti e non “i segnalati da quella parte politica o sindacale clientelari” e mettere al bando da questa azienda i miracolati che senza conoscenza ed esperienza occupano troppo spesso ruoli di rilievo e non all’altezza, creando danni all’immagine e alla produttività aziendale.
Il vero leader è la persona che fa della legalità uno dei suoi tratti distintivi.
Auspichiamo un management che sappia risolvere equamente le questioni leggendo la storia dei singoli e che abbia le competenze e il coraggio di prendere decisioni razionali ed eque senza la necessità di ricorrere a contenziosi onerosi tra azienda e dipendenti che gravano pesantemente sulle già scarse risorse dell’azienda.

Adottare una politica che sappia gestire armoniosamente le diverse categorie professionali presenti.

Guidare l’azienda non separando le tipologie professionali, ma affermando che Atac è composta da tante diversità e che ognuna di esse è indispensabile alla nostra missione: erogare il trasporto a Roma.
Gli amministrativi sono una categoria professionale dell’azienda e non un corpo estraneo. Una cattiva gestione li ha fatti apparire come una parte privilegiata, da contrapporre all’area operativa, rendendoli oggetto di una politica punitiva con il finto fine di ripristinare una certa equità sociale. Si è determinata così una divisione che non fa bene a nessuno.
Tra i diversi comparti e livelli aziendali occorre sancire una alleanza, che abbia come fine la qualità produttiva dell’azienda, la dignità e l’orgoglio di ogni singolo lavoratore rispetto alla mansione che svolge.
E parlando di famiglie professionali non si può non fare riferimento anche all’annosa e spinosa questione della IV area, da debellare una volta per tutte. Se siamo un’unica azienda dobbiamo avere tutti lo stesso contratto, gli stessi oneri ed onori.

Portare serenità e consapevolezza sul luogo di lavoro

Sembrerebbe un obiettivo irraggiungibile eppure ogni azienda che voglia davvero motivare i propri dipendenti dovrebbe cercare di renderli il più possibile appagati e felici di svolgere il proprio lavoro. Tutto questo non è utopia, si può realizzare anche in Atac applicando quei processi chiave necessari per far sì che si passi dalla mera “amministrazione del personale”, che è quella che ci ha per lo più caratterizzato sin’ora, alla “valorizzazione del personale”. Parliamo di processi presenti ormai in quasi tutte le realtà private e pubbliche, ma non in Atac: processi di valutazione dei lavoratori a tutti i livelli, di sviluppo del personale, di formazione e costruzione delle competenze e di sviluppo di sistemi di compensation.
L’azienda vincente è quella che riesce a compiere anche azioni di razionalizzazione, di resizing organizzativo nel rispetto di tutte le diverse categorie di lavoratori presenti.

Auspichiamo che anche Atac adotti un piano di gestione delle risorse che consideri i seguenti aspetti:

• Introduzione di sistemi di valutazione per tutte le categorie di personale con elementi oggettivamente “misurabili”, quando possibile, anche per i livelli dirigenziali. Momenti di confronto periodico tra coordinatore e coordinato che siano occasione di crescita reciproca ma anche eventuale strumento per istruire pratiche di scarso rendimento in caso di necessità. Usciamo dalla logica che “sia sufficiente essere presenti in azienda per essere pagati! Si deve essere presenti e lavorare responsabilmente.
• Creazione di un sistema di valutazione delle competenze e sviluppo delle stesse attraverso un processo di formazione mirato e continuo: le aziende devono provvedere costantemente alla formazione del proprio personale (sfruttando anche le esperienze interne, il training on the job, ecc.) affinché questo affini le proprie capacità e sia all’altezza dei compiti assegnati.
• Sviluppo di un sistema di meritocrazia basato su percorsi di carriera trasparenti: titoli di studio, competenze, valutazioni, anzianità, ecc.
• Creazione di un sistema di premialità in grado di coinvolgere il personale sui risultati attesi a tutti i livelli: sistema di MBO, premi per le diverse categorie strettamente connessa agli obiettivi strategici che intendiamo conseguire es. fatturato, sanzioni elevate, controlli effettuati, ecc.
• Sviluppo di una nuova concertazione con i sindacati che veda come principale interlocutore le Relazioni Industriali in modo da collaborare alla definizione di politiche del personale a macro livello lasciando la gestione operativa alla struttura preposta alla Gestione del Personale.
• Introduzione di sistemi gestionali e di welfare che permettano da un lato di conciliare maggiormente il binomio famiglia lavoro e dall’altro all’azienda di sostituire parte della retribuzione dei lavoratori con “elementi accessori” che incrementino motivazione e senso di appartenenza generando allo stesso tempo maggiore efficienza (orari di lavoro più flessibili con introduzione di permessi specifici, es. visite mediche, forme di compensation legate alla salute/benessere, es. assicurazioni, convenzioni sanitarie, ecc). Istituire anche in Atac la CUG, ovvero il Comitato di Pari Opportunità, che dalla fusione delle tre aziende non è ancora stato costituito.
• Creazione di una maggiore flessibilità organizzativa attraverso lo sviluppo della polifunzionalità del personale, ma anche attraverso una maggiore job rotation e la creazione di task force di personale specializzato in alcune competenze da impiegare in progetti specifici e di efficientamento nelle diverse aree, es. program/project management, analisi organizzativa, analisi economico-patrimoniale, qualità, direzione lavori, gestione della clientela, controlleria, ecc. .
• Implementazione di un sistema di comunicazione interna, non solo per la comunicazione istituzionale, ma anche per quella meramente operativa (spesso il personale non conosce le procedure da applicare internamente e nelle relazioni con il pubblico, non esiste un manuale gestionale aggiornato, non vengono divulgati in maniera ufficiale gli accordi sindacali, ecc.).
• Rinnovamento degli strumenti a supporto della gestione del personale, che efficientino i processi (es. riduzione del cartaceo ancora molto ridondante in quest’Azienda, introduzioni di vincoli di controllo, ecc.) ma che agevolino anche la vita dei lavoratori, es. introduzione numero unico malattia, estensione dell’integrazione di SAP con gli strumenti impiegati per la programmazione dei turni, gestione della assenze e permessi attraverso il canale web, ecc. .
• Re-ingegnerizzazione di molti processi aziendali, anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie ove possibile, che mettano il personale nelle condizioni operative di lavorare in modo più razionale concentrandosi esclusivamente sugli obiettivi da raggiungere.

Le proposte sopra riportate non hanno bisogno di grandi investimenti economici, ma solo di un grande investimento umano capace di percorrere una strada nuova per il benessere dei lavoratori e di uno dei servizi più importanti, come il trasporto, che deve essere efficiente e di qualità per Roma Capitale d’Italia.

In rappresentanza di un gruppo di lavoratrici e lavoratori Atac
Stefania Fagiolo, Giovanna Di Pinto, Marco Cecchelli, Antonio Palazzo

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I dipendenti di ATAC scrivono al nuovo DG

Rettighieri Idee in movimentoimages
Gent.mo Ing. Marco Rettighieri
Direttore Generale ATAC

Caro Direttore,
chi le scrive è un gruppo di lavoratrici e lavoratori che in questi anni non si è mai rassegnato alla cattiva gestione della nostra azienda ed ha cercato con ogni mezzo di affermare che un’altra strada è possibile. Abbiamo scritto, chiesto incontri ad assessori ed amministratori, per proporre idee, suggerimenti con l’esclusivo intento di apportare quelle giuste modifiche in grado di restituire dignità ai lavoratori e contrastare così la pessima reputazione della nostra azienda. Consapevoli che la collaborazione di chi vi lavora può divenire strumento utile e di arricchimento per chi ha il gravoso compito di governarla.
Siamo convinti che il trasporto pubblico locale è il sistema nervoso della città per chi ci vive e il miglior (o peggior) biglietto da visita per chi la viene a conoscere da tutte le parti del mondo. Non le nascondiamo pertanto i tanti motivi di speranza e di fiducia che proviamo per il lavoro che lei metterà in atto. Vorremmo poterle essere d’aiuto e rimuovere così l’umiliazione di gestioni inqualificabili che in questi anni abbiamo sentito ricadere su di noi, pur incolpevoli. Gestioni che si ripropongono senza tregua, come le ultime vicende di uno dei tanti, troppi, amministratori che ammette con “candore” di aver utilizzato i soldi pubblici, e tantissimi, per fini privati.
Non vogliamo, con questa lettera, ripercorrere quel cumulo di vicende che hanno portato al collasso l’azienda e con essa dequalificato, attraverso il cattivo funzionamento del trasporto, l’immagine stessa della città. Sono episodi noti e talmente miserevoli che sentiamo il bisogno, senza smarrirne l’insegnamento che comunque ci consegnano, di voltare pagina e di costruire una diversa prospettiva. Noi vogliamo guardare avanti, vogliamo ragionare come lavoratrici e lavoratori su ciò che si può e si deve fare per risalire la china. Insieme, in sinergia, ognuno con le proprie distinte responsabilità. Vogliamo, vorremmo, confrontarci positivamente attorno ad un progetto di rinascita dell’azienda, consapevoli delle difficoltà da cui si parte, dei tempi non brevi che saranno necessari.
Per questo le chiediamo un incontro presso la nostra azienda. Un incontro che sfugga ad ogni ritualità e si ponga l’obiettivo di un discorso comune di ricostruzione. Ci sono tante energie positive dentro l’azienda. Professionalità, volontà, capacità oggi messe all’angolo, frustrate, inutilizzate. Ci siamo interrogati, prima di scriverle, su quale fosse la strada migliore per recuperare l’ingrediente primario per qualsiasi progetto riguardasse l’azienda. Questo ingrediente primario, ci siamo detti, è la fiducia, la fiducia reciproca che le risorse umane dell’azienda unite alla novità che lei rappresenta riescano, insieme, ad individuare la giusta prospettiva. Vorremmo che lei prendesse in considerazione lo spirito con cui le stiamo scrivendo e l’invito che le stiamo rivolgendo, individuando la forma che reputa più idonea ad un incontro che, ne siamo certi, permetterà di compiere un passo in avanti verso quel cambiamento così necessario alla nostra città e alla nostra azienda. Sarà, inoltre, anche l’occasione per conoscerla, che non è indifferente al nostro stare insieme nel luogo di lavoro.
Aspettando fiduciosi una sua risposta, cogliamo l’occasione per farle i nostri migliori auguri di buon lavoro e i più cordiali saluti.

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Una nuova linea metropolitana non fa PrimaVera. Noi romani siamo affamati di futuro?

IdeeinmovimentoFuturo

In questo articolo trovi un nostro breve elaborato riguardante il futuro del TPL a Roma che proporremo al Forum Prima(Vera) di Roma di sabato 23 gennaio. Se vuoi aggiungere idee e fornire un contributo alla discussione non esitare a contattarci.

Buongiorno a tutti,
Possiamo dire “Roma è troppo grande, è costruita male ed tutta in salita, ha strade antiche ed un sottosuolo pieno di resti archeologici. Quindi non potrà essere mai una città normale, non potrà essere ordinata, pulita, con il traffico che scorre. Roma è così e così ce la dobbiamo tenere.
Ma siamo davvero sicuri che Roma è sempre stata così?
Ma allora perchè abbiamo rinunciato ad un sabato di svago e siamo qui?
Quanti di noi immaginano che Roma possa diventare fra dieci anni in Europa la migliore metropoli dove vivere? Il miglior posto dove fare affari ed essere istruiti?
Possiamo, quindi immaginare una città con un traffico snello grazie ad un efficiente trasporto pubblico?
Tutto questo è un sogno?
Roma può diventare una città moderna, verde e sostenibile? Si può riqualificare il cemento trasformandola in una greentown?
Qualcuno direbbe: per realizzare questi obiettivi servono soldi.
Forse dobbiamo spostare l’attenzione: SERVE UNA PROGRAMMAZIONE!
E’ del tutto evidente come in questi ultimi anni viviamo a Roma una fase dove la classe amministrativa tra l’enunciazione e la realizzazione risulta perdente.
Una delle prime cose che balza agli occhi è la situazione caotica e di inefficienza della mobilità locale. Sono peggiorare le condizioni di viaggio dei cittadini, l’inquinamento della città e la capacità di offrire servizio da parte della più grande azienda di trasporto locale.
Per programmare il futuro di Roma è necessario diventare consapevoli che il trasporto pubblico merita un posto di rilievo tra i bisogni collettivi da soddisfare.
E’ un ingranaggio primario con il quale Roma può diventare la città che permette di sviluppare con discreta facilità le proprie potenzialità umane e condurre una vita relativamente serena e soddisfatta.
E’ evidente come oggi il Trasporto Pubblico Locale non è competitivo a Roma. Il trasporto di superficie e troppo lento e a causa della mancanza di investimenti vengono prodotti sempre meno chilometri; contemporaneamente le metropolitane e le ferrovie sono troppo poche e mal funzionanti per assorbire in modo decente l’utenza.
Non dilunghiamoci sulle critiche, anche perché i giornali ne sono già pieni, ma occupiamoci subito di soluzioni in flash.
Un primo intervento che dovrebbe essere effettuato è la normalizzazione di ATAC. Finalmente è stato da poco rinnovato il contratto di servizio applicando i costi standard, ma questo non basta per far diventare ATAC un’azienda vera.
Riteniamo che permangano due importanti problemi legati alla mancanza di pianificazione: il primo di tipo organizzativo/gestionale, il secondo relativo alle risorse produttive da impiegare.
Atac deve avere un programma di sviluppo di lungo periodo senza le sue continue riscritture legate agli umori e ai cambiamenti repentini. L’instabilità è solamente deleteria in un’azienda in crisi. Si deve per sempre cancellare il passato della parentopoli, del ricambio continuo dei vertici e intraprendere una strada nuova che riassegni ad ognuno il proprio ruolo. Alla politica il ruolo di indirizzo della mobilità e ad Atac il compito di gestirla nel miglior modo. Altrimenti ci rimane soltanto il clamore sollevato dagli scandali, dall’interruzione non più tollerabile dei mezzi a causa della vetustà e scarsa manutenzione, dagli attacchi violenti nei confronti del personale, usati ad arte non solo dagli organi di informazione, ma anche da una parte del sindacato e della politica per fare “audience”, generalizzando colpe e responsabilità che il populismo imperante fa ricadere inevitabilmente su Atac e su tutti i suoi Dipendenti. Tutto questo avviene senza che vengano posti obiettivi certi e quindi una successiva assunzione di responsabilità. Si deve ricreare una vera cultura aziendale.
Si deve essere chiari se il servizio di trasporto pubblico deve essere gestito in-house o con il concorso di un privato. In tal senso, modelli societari in Italia ce ne sono dei più diversi e le esperienze non sempre positive. E’ evidente che la privatizzazione non è una soluzione a prescindere; è comunque fallimentare se fatta senza trasparenza, regole certe e privilegiando il servizio.
Tutto questo ha un enorme impatto sulla credibilità che ha ATAC infatti oggi non riesce più ad approvvigionarsi di ricambi e le ultime gare per la fornitura di autobus sono andate deserte. È necessario trovare il sistema per ringiovanire la flotta di superficie, potrebbe essere il Comune di Roma, oppure il Governo Nazionale, ad acquistare i veicoli. Attualmente solo con l’innesto di 700-800 autobus nuovi è possibile raggiungere gli obiettivi del contratto di servizio e garantire un servizio accettabile per l’utenza.
Sul lato metro-ferro la performance, oggi scadente, può essere migliorata con un pesante programma pluriennale di investimenti che riguardino prevalentemente la manutenzione dell’armamento e della linea elettrica.
Rendere ATAC un’azienda normale è solo un primo obiettivo da raggiungere nel complesso ingranaggio della mobilità romana.
Nel caotico traffico romano, il trasporto di superficie, Autobus e Tram, si muovono troppo lentamente, infatti la velocità commerciale è tra le più basse d’Italia. Basterebbe aumentare di 1 punto percentuale la velocità commerciale, per incrementare di la produzione degli autobus di circa 1 milione di chilometri annui.
A tal riguardo un primo indispensabile intervento è l’incremento delle corsie preferenziali per rendere il trasporto più veloce e sicuro; Gli attuali 70Km rendono Roma il fanalino di coda in Europa. Tracciare nuove corsie preferenziali è praticamente a costo zero ed è un intervento che si può realizzare da subito.
Sempre nell’ottica di velocizzare il trasporto di superficie è necessario istallare sulle corsie preferenziali dei tram semafori intelligenti che diano priorità al passaggio di questi mezzi pubblici.
Sarà anche non popolare ma si deve rivedere la rete di superficie nell’ottica di riduzione delle fermate. tipicità esclusivamente romana è quella di averle ogni 50 metri, praticamente sotto ogni portone. Questo non porta a nulla, solo al disservizio.
Un altro dato inconfutabile è che i 12.000 posti auto presenti nei parcheggi di scambio sono del tutto insufficienti. Già alle ore 7:00 della mattina sono in moti casi già occupati. Ebbene le centinaia di migliaia di persone che ogni giorno raggiungono Roma con il mezzo privato difficilmente potranno lasciarlo per utilizzare i mezzi pubblici. Si propone di attivare un nuovo programma di costruzioni di parcheggi di scambio collegato o con le corsie preferenziali o con le linee metropolitane. Le risorse impiegate dal comune di Roma potrebbero essere davvero risibili se si pensa allo strumento del Project Financing di costruzione e gestione.
Veniamo ora ad un altro argomento, di quelli dove la tentazione di affermare che Roma è così e così ce la dobbiamo tenere è sempre forte. Parliamo di completare l’attuale rete, vedi l’anello ferroviario, e le nuove linee metropolitane. Senza nuove linee il problema della mobilità non verrà mai risolto. È credibile che anche a Roma si possono costruire con gli stessi costi e tempi del resto d’Europa.
In questo caso, forse l’unico problema, oltre alla programmazione, sono i “soldi”. Probabilmente il modello può basarsi sul Project di costruzione e gestione ma date le dimensioni dell’opera è inevitabile l’apporto di denaro pubblico.
All’interno di una seria programmazione è inevitabile adottare misure restrittive della mobilità privata in quanto se il traffico rimane così caotico è praticamente impossibile avere una offerta pubblica decente. L’impopolarità di queste scelte dipenderà da come si realizzeranno le misure sopra citate. È evidente che un buon amministratore riuscirà a spiegarle e farle accettare solo se ha ben programmato l’evoluzione del trasporto pubblico della città.
Ci vuole coraggio.

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LA PRIMA(VERA) DI ROMA – Forum per la partecipazione attiva

Vi segnaliamo un interessante Forum nel quale parteciperemo con un documento riguardante lo sviluppo del trasporto pubblico locale. A breve la prima bozza per la quale ci auguriamo un vostro contributo.

FORUM PER LA PARTECIPAZIONE ATTIVA
23 gennaio 2016 – Auditorium Antonianum – Viale Manzoni 1, Roma

Il commissariamento del comune di Roma e le previste elezioni nella prossima primavera rafforzano la scelta di promuovere una iniziativa pubblica per avviare un processo costituente di partecipazione attiva.
Il fiorire delle iniziative sul futuro di Roma mostra che cresce la consapevolezza dell’urgenza di progettare una visione condivisa per la città; la nostra proposta vuole dare voce anche a chi, pur avendo costruito esempi di cambiamento positivo, finora non ha avuto ascolto.

A COLORO CHE CONDIVIDONO SIA L’ESIGENZA DI DARE FORZA ALLA PARTECIPAZIONE ATTIVA CHE IL BISOGNO DI RAGGRUPPARE ATTORNO A QUESTE PRIORITÀ LE ESPERIENZE E LE INIZIATIVE CHE GIÀ ESISTONO NELLA NOSTRA CITTÀ, CHIEDIAMO DI ADERIRE AL FORUM LA PRIMA(VERA) DI ROMA. NELLO STESSO TEMPO, CHIEDIAMO DI IMPEGNARSI A SEGNALARCI PROGETTI E PROTAGONISTI NEL PUBBLICO, NEL SOCIALE E NEL PRIVATO CHE POTRANNO PORTARE IL LORO CONTRIBUTO AL FORUM DEL 23 GENNAIO 2016 .

Per maggiori informazioni visitate il sito www.e-koine.com

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Nuovo accordo sindacale del 17 luglio 2015 in ATAC

Il 17 luglio è stato sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali ed ATAC un nuovo accordo riguardante tutte le tipologie di figure professionale con variazioni sull’articolazione dei turni e sull’orario settimanale.

Sono state modificate anche le modalità di erogazione delle retribuzione accessorie.

Scarica l’accordo del 17 luglio 2015

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ATAC e Sindacati: accordo quadro “produttività e occupazione” del 8 luglio 2015

scarica l’accordo produttività e occupazione del 8.7.2015

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Orario di lavoro, il medio evo e la produttività degli impiegati

ideeinmovimento impiegato felice

Ormai è notizia vecchia ma forse è il caso di riportarla nuovamente all’attenzione dei lettori al fine di suscitare delle riflessioni.

“Fra tutte le idee lanciate da Richard Branson, fondatore e numero uno di Virgin, l’ultima, in caso di successo, sembra destinata a diventare una vera e propria rivoluzione. Altro che Jobs act, il magnate britannico proprietario di palestre, emittenti radiofoniche, compagnie aeree ed etichette discografiche, l’uomo che ha iniziato a vendere viaggi nello spazio e che sulle sue linee aeree utilizza cubetti di ghiaccio con l’immagine del proprio volto, ha deciso di abolire l’orario di lavoro.

D’ora in poi nelle sue imprese conteranno i risultati e non le ore passate in ufficio. La dirigenza valuterà il raggiungimento degli obiettivi e il compimento dei progetti affidati ai singoli e non le ore o i giorni trascorsi sul luogo di lavoro. Ci si potrà assentare per un’ora, per una settimana o per un mese, l’importante è che si arrivi puntuali alle scadenze e alle deadline prefissate.

Una rivoluzione che si rifletterà sui contratti, questi sì veramente “a progetto”, non come l’escamotage molto italiano di lavori parasubordinati (quando non subordinati) che del progetto parlano solo in termini contrattuali, affidando, poi, le più svariate mansioni a chi firma.

Questa nuova politica aziendale è già stata introdotta negli uffici di Stati Uniti e Regno Unito e se l’esperimento darà buoni frutti verrà riproposto in tutte le aziende del gruppo Virgin sparse nel mondo.

Si tratta di un’opzione che Google aveva già sondato e l’idea di abolire l’orario di lavoro è stata data a Branson dalla figlia, dopo la lettura di un articolo in cui si raccontava come Netflix, la piattaforma statunitense di video in streaming, avesse smesso di tenere conto dei giorni di vacanza dei suoi dipendenti.

Branson spiega che “i dipendenti dovranno decidere di andare in vacanza solo quando capiranno che la loro assenza non danneggerà le entrate dell’azienda, un altro collega o la loro stessa carriera”. L’idea di base è che potendo contare su più tempo libero da trascorrere con i familiari o per coltivare i propri interessi, i dipendenti possano essere più felici e, di conseguenza, maggiormente motivati a fare bene, rendendo più produttiva la propria impresa.

In Svezia, senza dubbio una delle nazioni all’avanguardia nel Welfare, la città di Göteborg ha deciso di ridurre l’orario di lavoro dalle otto alle sei ore quotidiane. L’obiettivo è ridurre i giorni di assenza dal lavoro per malattia.
Che l’idea di Branson sia tutt’altro che l’ennesima eccentricità di un miliardario che ama far parlare di sé ce lo confermano i dati Ocse. Nelle statistiche più recenti si scopre infatti che il Messico guida la classifica dei 34 Paesi membri se si parla di ore annue dedicate al lavoro, ma è il fanalino di coda se si parla di produttività. La controprova sembra venire dalla Norvegia che è la nazione leader in termini di produttività ed è terzultima (trentaduesima su 34) nella graduatoria delle ore di lavoro annue.

L’Italia assomiglia più al Messico che alla Norvegia. Nella Penisola si lavora tantissimo, con 1774 ore di lavoro annuali gli italiani superano di 46 ore i giapponesi e di ben 363 ore i tedeschi. Ma quando si tirano le somme della produttività si scopre che l’Italia ha un Pil per ora lavorata di 45,6 dollari contro gli 81,5% della Norvegia. Se si guardano i vertici delle due graduatorie Ocse si scopre che l’indice di produttività è, quasi, inversamente proporzionale alle ore lavorate. E che spingere per un aumento delle ore lavorate, come vorrebbe il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, non è affatto una soluzione dall’esito scontato.”

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Roma: tornelli “anti-evasori”, il biglietto si timbra anche in uscita su tutta la B1

Tornelli metro B1 in uscita

Flash News – Dal 25 febbraio nella stazione Annibaliano è  necessario timbrare il biglietto in uscita. I passeggeri, quindi, devono validare nuovamente il titolo di viaggio per uscire dalla stazione. Questa decisione, che segue a quella simile adottata per Conca D’Oro e Libia, completa il controllo dei titoli di viaggio in uscita in tutta la tratta B1, diramazione della linea B verso Conca D’Oro. Per illustrare la novità ai clienti e agevolare il loro passaggio in caso di eventuali difficoltà, così come già avvenuto presso le stazioni Libia e Conca d’Oro durante la prima fase di attuazione, è stato dislocato personale di controllo e di assistenza ai varchi della stazione Annibaliano. L’attivazione dei tornelli in uscita nella stazione di Annibaliano è stata adottata in coerenza con il nuovo piano industriale Atac che prevede, fra le altre cose, una forte azione di contrasto all’evasione tariffaria e un’ottimizzazione della politiche commerciali. Con l’attivazione dei tornelli in uscita nelle stazioni Conca d’Oro e Libia l’azienda ha infatti rilevato circa il 5% di utenti fermati con biglietto scaduto. (fonte: MP)

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