Cosa prevede il contratto di solidarietà

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In ATAC si parla sempre più spesso di prossimi contratti di solidarità per i lavoratori attuati per far fronte alla crisi dell’azienda. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

I contratti di solidarietà sono accordi, stipulati tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di mantenere l’occupazione in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale, detti contratti di solidarietà difensivi (art. 1 legge 863/84). Caso di scarsissima applicazione, il fine della solidarietà riguarda il favorire nuove assunzioni attraverso una contestuale e programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione, detti contratti di solidarietà espansivi (art. 2 legge 863/84).

Avendo ad oggetto una diminuzione dell’orario di lavoro, tale istituto è stato concepito dal Legislatore come strumento volto a difendere l’occupazione. Il sacrificio imposto ai lavoratori, derivante dalla riduzione dell’orario di lavoro, è recuperato, in parte, grazie ad un rimborso di quote della retribuzione da parte dell’Inps.

Il tavolo delle trattative tra azienda e sindacati, sottoscrivendo l’elenco dei lavoratori interessati, può differenziare la riduzione di orario fra i lavoratori così individuati ovvero può far sì che questa incida solo su una parte dei dipendenti o su singoli reparti. Il totale dei contratti di solidarietà stipulati deve risultare superiore rispetto al numero di dipendenti che, secondo l’Accordo, si ritengono in esubero. La normativa di riferimento, ed in particolare le disposizioni risultanti dal combinato disposto della Circolare Min. Lav. n. 8 del 2003 e il D.M. 16 settembre 2003, introduce un principio “di congruità” e stabilisce che, assunto come parametro di riferimento costante l’orario di lavoro su base settimanale, la percentuale di riduzione di orario concordata fra le parti sia tale che il totale delle ore non lavorate dai lavoratori coinvolti risulti superiore del 30%, ovvero inferiore nella stessa percentuale, al numero delle ore che sarebbero state lavorate dai lavoratori dichiarati in esubero.

Secondo la Circolare del Ministero del Lavoro n. 3558 del 2010, la percentuale di riduzione dell’orario di lavoro concordata tra le parti, sulla base dell’orario settimanale, non può superare il 60% dell’orario di lavoro contrattuale dei lavoratori coinvolti nel contratto di solidarietà. Il tetto del 60% di riduzione viene determinato con riferimento alla riduzione media definita per l’insieme dei lavoratori interessati. La normativa lascia piena autonomia alla contrattazione collettiva in merito alla verticalità ed all’orizzontalità della distribuzione della riduzione dell’orario di lavoro

I lavoratori interessati dall’Accordo che adotta i contratti di solidarietà, non vedono alcun pregiudizio nella maturazione della pensione e nel trattamento di fine rapporto, in quanto si ritiene che l’istituto deve essere calcolato con riferimento alla retribuzione che il lavoratore avrebbe avuto diritto di percepire durante il periodo di riduzione dell’orario di lavoro.

 La legge prevede due tipologie di contratti di solidarietà:

  • 1. TIPO A – contratti di solidarietà per le aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina in materia di CIGS (art. 1 legge n. 863/84);
  • 2. TIPO B – contratti di solidarietà per le aziende non rientranti nel regime di CIGS e per le aziende artigiane (art. 5 comma 5 legge n. 236/93).

Contratti di solidarietà difensivi per le imprese in regime di CIGS (Legge 863/84): Tipo “A”

Possono fare ricorso ai contratti di solidarietà di “tipo A” tutte le aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina in materia di CIGS, comprese le aziende appaltatrici di servizi di mensa e pulizie, che abbiano occupato mediamente più di 15 lavoratori nel semestre precedente la data di presentazione della domanda.

Spetta a tutto il personale dipendente ad esclusione di: dirigenti, apprendisti, lavoratori a domicilio, lavoratori con anzianità aziendale inferiore a 90 giorni, lavoratori assunti a tempo determinato per attività stagionali.

I lavoratori part-time sono ammessi nel solo caso in cui l’azienda dimostri “il carattere strutturale del part-time nella preesistente organizzazione del lavoro”.

La norma generale prevede, per le ore di riduzione di orario, un’integrazione pari al 60% della retribuzione persa. La trattativa sindacato – azienda  può prevedere un miglioramento delle condizioni riguardanti il lavoratore.

I contratti di solidarietà di Tipo A possono essere stipulati per un massimo di 24 mesi, prorogabili per altri 24 mesi (36 mesi per i lavoratori occupati nelle aree del Mezzogiorno).

Qualora il contratto di solidarietà raggiunga la durata massima prevista un nuovo contratto, per le medesime unità aziendali, può essere stipulato trascorsi dodici mesi dal termine del precedente accordo.

Contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS (art. 5, L.236/1996) Tipo “B”

Con la legge 236/93, art. 5, commi 5 e 8, è stato esteso l’istituto dei Contratti di Solidarietà anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della normativa in materia di Cassa Integrazione.

Spetta ai lavoratori che abbiano un rapporto di lavoro subordinato, con esclusione dei dirigenti, dipendenti da:

  • imprese con più di 15 dipendenti, escluse dalla normativa in materia di CIGS, e che abbiano avviato la procedura di mobilità di cui all’art. 24 della legge n. 223/1991;
  • imprese con meno di 15 dipendenti che stipulano contratti di solidarietà al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali (art. 7 ter, comma 9, lettera d, legge n. 33/2009);
  • imprese alberghiere, aziende termali pubbliche e private operanti in località territoriali con gravi crisi occupazionali;
  • imprese artigiane indipendentemente dal numero dei dipendenti. Il contributo è erogato a condizione che i lavoratori con orario ridotto percepiscano, dai fondi bilaterali presso cui l’azienda è iscritta, una prestazione di entità non inferiore alla metà del contributo pubblico destinata ai lavoratori. Le imprese artigiane con più di 15 dipendenti devono, altresì, attivare le procedure di mobilità.

Ai lavoratori spetta un contributo pari al 25% della retribuzione persa sia per il lavoratore che per l’azienda. Accordi sindacali possono prevedere un miglioramento delle condizioni riguardanti il lavoratore.

La durata della Solidarietà ha un massimo 24 mesi e non può essere concessa nessuna proroga se non vi sia soluzione di continuità.

 In ragione delle brevi considerazioni sopra esposte pare corretto considerare l’istituto del contratto di solidarietà difensivo come uno strumento utile e duttile. Gli attori seduti al tavolo delle relazioni industriali, tramite tale istituto ben potrebbero porre al centro gli obbiettivi contrapposti nel quadro di una situazione di crisi aziendale: evitare i costi sociali ed economici dei licenziamenti, riuscendo a mantenere – da ambo le parti – il consenso sociale e una buona qualità delle relazioni sindacali.

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