Cultura motore per la crescita

“Con la cultura non si mangia” affermazione di qualche ex ministro che all’epoca trovò il plauso di molte persone.

Follia!!

Solo con la cultura si mangia! Cultura = Sviluppo!

Oggi parlare di cultura, e di sviluppo tramite la cultura, è più che mai attuale.

In questo momento di crisi, ci siamo chiesti perché l’Italia e l’Europa negli ultimi 150 anni, nonostante le guerre, hanno vissuto una crescita economica e sociale così forte, oggi in parte svanita?

La risposta è semplice, perché avevano un livello culturale superiore al resto del pianeta. Questo è stato il vero vantaggio competitivo che ha permesso tale sviluppo.

Invece, ogni periodo di crisi è preceduto da una “malattia” che si insinua nella società civile  e  che in modo diffuso comporta mancanza di idee, di ambizioni e di senso critico.

Oggi, in una fase di forte crisi la vera ricetta è quella di avere una visione di lungo periodo ed investire in cultura, in capitale umano.

In questi giorni su tutti i media si parla di come gli stipendi dei lavoratori italiani siano diventati i più bassi in Europa (fino a poco tempo fa ci superava anche la Grecia). Questo fenomeno è legato direttamente alla poca produttività del lavoro, infatti, anche in questo siamo in classifica agli ultimi posti in Europa.

Essere poco produttivi non vuol dire che lavoriamo poche ore (siamo in media) ma che un Euro di costo del lavoro in Italia produce molto meno di un Euro di costo del lavoro in Germania.

Questo non dipende da norme sul lavoro o articoli della costituzione (vedi l’art. 18) ma le cause sono da ricondurre a quanto poco si è investito nel capitale umano e di conseguenza nell’efficientamento dei processi; pertanto si è investito poco in cultura intesa come bagaglio di conoscenze e di pratiche acquisite.

La crescita del capitale umano si ottiene provvedendo ad un’adeguata istruzione scolastica, consentendo una opportuna crescita sociale quale remunerazione all’impegno del singolo cittadino e istaurando nelle aziende un processo di formazione continua.

I tre punti sopra indicati possono dare risultati positivi esclusivamente se al singolo lavoratore è riconosciuto il suo impegno e pertanto è fondamentale che nelle aziende vigano criteri esclusivamente meritocratici.

Solo con la meritocrazia si riesce a fare il salto di qualità perchè si stimolano i lavoratori ad impegnarsi, a soddisfare le ambizioni personali ed a creare valore in azienda sapendo che i loro sforzi saranno premiati e che la crescita sociale non sarà solo determinata dall’appartenenza a lobby o a caste.

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