E se la mobilità non è poi così mobile?

merito idee in movimento

Riceviamo e pubblichiamo

In tempi così bui, anzi direi di oscurantismo totale, sembra che alcune figure si ergano a faro della popolazione, soprattutto della popolazione dei confusi dipendenti di ATAC, ormai messi alla gogna, con sapienti meccanismi pubblicitari, sia dai mass media, che dallo stesso top management.

Quel top management (saltato agli onori della cronaca per i congrui appannaggi percepiti e per le favolose buonuscita che assommate avrebbero già contribuito a risanare buona parte del bilancio di ATAC) e che, fino a ieri, è stato l’artefice primario  (nei secoli dei secoli…) di cotanto tracollo.

E così il prode guerriero, calandosi nell’armatura scintillante di paladino della morale senza macchia ne paura, brandisce il ferro dei tagli al risparmio e delle giuste assegnazioni “meritocratiche”.

Una domanda sorge spontanea, come qualcuno di recente memoria diceva, è veramente tutto qui il male dei mali? Nel millantato esubero degli amministrativi o nei dispendiosi oneri dei superminimi tanto demonizzati? O non è forse nella cattiva amministrazione perpetrata da più parti politiche che nel tempo ha dato sempre più spazio ad una gestione clientelare asservita al potere e che sembra ancora essere in voga?  Gestione che ha dato luogo ai vari abomini nei piccoli e grandi privilegi personalizzati delle contrattazioni “ad personam”  alla quale il Sindacato ha prestato il fianco.

Oggi, in un clima che oscilla tra il terrorismo e il rinnovamento si fanno operazioni di restyling, che hanno tutto il profumo del vecchio stile e  contribuiscono ad incendiare gli animi degli spettatori appena appena smaliziati e  che, neanche con troppa difficoltà, celano i futuri destinatari dei ruoli. Si, miei cari signori stiamo parlando delle recenti disposizioni gestionali per le  selezioni interne pubblicate sulla Intranet aziendale, necessarie per ricoprire alcuni ruoli che sembrerebbero apparentemente scoperti.

Le suddette selezioni a nostro avviso offendono l’intelligenza dei più, perché sembrano un abito cucito da un sarto esperto che già possiede le misure del cliente, e che difficilmente potrà essere indossato da qualcun altro. Perciò ci chiediamo: tutta questa manovra a cosa serve? Per dare un parvenza di regolarità ad un meccanismo ormai consolidato di preferenze più o meno rispondenti alle reali capacità dei detentori dei già tacitamente assegnati incarichi? Molto più onesto metterci la faccia  di chi già ci lavora e magari se lo merita, oppure azzerare tutto e aprire un varco reale a tutti coloro che possono ambire a ricoprire i suddetti incarichi, ma questa è un’altra storia e forse un’altra Azienda.

 …….da quelli che :  …aspettano la meritocrazia!!!!!

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2 Responses to E se la mobilità non è poi così mobile?

  1. Ge says:

    Quel top management (saltato agli onori della cronaca per i congrui appannaggi percepiti e per le favolose buonuscita che assommate avrebbero già contribuito a risanare buona parte del bilancio di ATAC) e che, fino a ieri, è stato l’artefice primario (nei secoli dei secoli…) di cotanto tracollo.

  2. Kurt Webb says:

    Quel top management (saltato agli onori della cronaca per i congrui appannaggi percepiti e per le favolose buonuscita che assommate avrebbero già contribuito a risanare buona parte del bilancio di ATAC) e che, fino a ieri, è stato l’artefice primario (nei secoli dei secoli…) di cotanto tracollo.