Il futuro in Atac

ATAC

Riceviamo e pubblichiamo una lettera invita da un dipendete alle Organizzazioni Sindacali ed ad Idee in movimento

Abbiamo superato ampiamente un anno dalla firma dell’accordo del 30 novembre 2011 siglato tra le Organizzazioni Sindacali e l’Azienda, le cui leve principali ponevano al centro una maggiore produttività, con  l’aumento dell’orario di lavoro, intanto del personale amministrativo, per poi arrivare al settore operaio e viaggiante,  e una radicale revisione e diminuzione dei  costi del management.

Nel frattempo, a settembre, è cambiato anche l’ennesimo amministratore delegato, il 5° in cinque anni, e ad oggi l’unica realizzazione di quanto concertato è stato l’aumento dell’orario di lavoro del personale amministrativo, avviato il 2 aprile, senza alcun aumento retributivo e la cui prospettiva del rinnovo contrattuale si rinvia da anni.

Un nuovo orario motivato per incentivare una maggiore produttività e risparmiare sulle ore straordinarie, ma che ha invece fortemente compromesso gli equilibri lavorativi e familiari.

Non vogliamo sottrarci a quanto concordato, ma soltanto avere un valore sulla sua applicazione.  A tutto questo non ha corrisposto, come da accordo, alcuna riduzione del management, se non per coloro che sono andati in pensione,  e relativi tagli di benefit e ad personam.

Con l’aggravante dei costi affrontati per pagare le 4 società che si sono occupate dell’assessment di direttori, dirigenti, quadri e parte del personale amministrativo, i cui risultati non solo sono sconosciuti e sottaciuti, ma soprattutto, non hanno prodotto alcuna efficiente riorganizzazione.

E la conferma di questa incuria e degrado sono le ultime due macrostrutture, (26 gennaio/1 febbraio), che non solo riconfermano il numero di dirigenti e quadri, ma in più aumentano ed appesantiscono  la catena di comando.

Anziché creare una struttura organizzativa snella e funzionale al fabbisogno aziendale, hanno creato un mostro con una testa abnorme e un corpo fragile e in disfacimento. Infatti nelle 200 pagine del documento, che è  un copia ed incolla del passato, non solo ci sono sovrapposizioni ma un aumento di caselle inutili e con il cuore dell’azienda relegato nelle ultime pagine.

Questa è la nostra situazione: una gestione folle e sorda sia al servizio che eroga sia ai bisogni dei cittadini e dei suoi dipendenti. Un servizio noto più come disservizio per i disagi che quotidianamente fornisce,  e che la stampa diffonde sapientemente insieme alla dissipazione del suo patrimonio con nomi, costi, e benefit percepiti abusivamente dagli amici, dai parenti e dai politici trombati.

Siamo fortemente preoccupati per la situazione di stallo e di degrado, non solo nostra ma dell’intero paese. La fine di Alitalia e tante altre aziende meno conosciute, deve insegnare! Come altrettanto deve preoccuparci la situazione delle lavoratrici e lavoratori delle pulizie, che hanno manifestato davanti ai cancelli di Atac, per non vedersi dimezzato il loro già misero stipendio.

Da una parte abbiamo un’azienda la cui realtà è quella di officine sempre più svuotate di personale e strumenti, di un parco macchine dimezzato, fatiscente e insufficiente, di carenza di personale di guida e di eccesso di quello amministrativo, di appalti e consulenze sempre maggiori ed esosi. Mentre la realtà virtuale di Atac è quella di fare e disfare macrostrutture, che nulla hanno a che fare con il fabbisogno aziendale, ma solo a riempire gli appetiti elettorali e amicali.

Se non vogliamo fare la fine di Alitalia, dobbiamo con forza scuotere la realtà virtuale e riportarla alla realtà. E’ un nostro dovere. Non possiamo tacere sull’ennesima macrostruttura, e chiedere alla nostra Azienda quanti questi continui cambi di amministratori e dirigenti sono costati alle nostre casse

E per tornare all’accordo del 30 novembre, perché rispettarlo se una delle parti non rispetta quanto sottoscritto? Che aspettiamo a denunciare con forza le inadempienze di questa Azienda che continua a disperdere le sue risorse ed essere sempre più improduttiva?

Siamo drammaticamente consapevoli che a rimetterci in una situazione in cui trionfa l’indifferenza verso la nostra missione principale, che è quella di fornire un servizio di trasporto efficiente nella città in cui operiamo, non saranno coloro che hanno spolpato l’azienda, bensì i lavoratori che più volte hanno denunciato lo scempio.

Su questo e tante altre cose vorremmo confrontarci, perché abbiamo il forte sospetto di esserci sacrificati per avviare un percorso d’insieme, di cui solo una parte si è assunta il carico. E il silenzio che c’è da parte dell’opposizione su quanto è accaduto è inquietante. C’è forse un compromesso che ai più è sconosciuto? Chiediamo un’assunzione di responsabilità e sarebbe un segnale molto gradito la convocazione di un’ assemblea per discutere in modo trasparente del nostro presente e futuro.

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2 Responses to Il futuro in Atac

  1. Pietro Spirito says:

    Queste riflessioni esprimono una consapevolezza adeguata alla grave situazione che vive l’azienda, e la distanza rispetto alle decisioni che intanto vengono assunte pone una premessa per cominciare a ragionare seriamente sul futuro possibile. Certo, a me colpisce il grado di compattezza delle forze che ancora immaginano di poter perpetuare un modello di gestione che ha condotto agli esiti che sono sotto gli occhi di tutti. In gioco c’è il futuro di migliaia di lavoratori ed il futuro della mobilità nella Capitale. Cominciare a dirsi le verità difficili che vanno affrontate rappresenta l’inizio di un percorso.

  2. mariella galleni says:

    perchè non organizzate voi un incontro?