La zona d’ombra


Questo post è dedicato ad un gruppo di dipendenti.  Esiste, questo gruppo, in tutte le aziende, piccole e grandi, pubbliche e private, in tutti gli Enti e in tutti gli Uffici.

E’ l’insieme dei lavoratori che produce, che opera, sulle cui spalle poggia tutto il peso dell’ Azienda.  Le storie di questi  lavoratori le sento raccontare da sempre.

Ma ora che sono in Atac le vivo da vicino.

Sono quelli che operano nell’ombra e possiedono alcune caratteristiche comuni: hanno uno spiccato senso del dovere che li porta a darsi da fare fin dai primi minuti di ingresso in Azienda. Possono essere scontrosi o docili, possono lavorare nel silenzio o protestando, ma alla fine portano sempre a termine i loro compiti per poi rapidamente prenderne di nuovi.  I loro colleghi li deridono perché li ritengono ingenui, i loro superiori li sfruttano.

Ma ci sono dei punti che vanno rimarcati alla soglia di un periodo  di ristrettezze economiche.
Nella precedente gestione , come in quella attuale, i vari “capi” hanno semplicemente utilizzato  questi alacri stacanovisti promettendo loro piccoli avanzamenti di grado, in un vergognoso e cinico gioco del “bastone e la carota”. Già perché questi capi hanno costruito carriere personali più o meno miracolose sfruttando i “lavoratori nell’ombra”, ricompensandoli con……NULLA.

Al danno si è aggiunta la beffa. L’ultima assunzione di massa ha consumato le risorse che potevano essere utilizzate per premiare queste persone e introdurre finalmente qualcosa che assomigliasse vagamente ad un principio di meritocrazia.

I lavoratori-ombra in questo momento aprono le loro buste paga, sempre e inesorabilmente uguali a quelle precedenti,  sapendo che quelle dei neo-assunti  a  parametri superiori e direttamente a tempo indeterminato, sono spesso condite con lauti “assegni ad personam”.  Dall’alto, in un delirio di comunicati irresponsabili, che cambiano di giorno in giorno, arrivano solo promesse di peggioramento della condizione economica e lavorativa.

Allora io dico semplicemente questo alla Dirigenza e ai Sindacati che si affrettano sempre e con voce unitaria a dire che “legalmente” i privilegi acquisiti (regalati e spartiti direi)  non si possono togliere:

Trovate VOI la via legale. Ma è arrivato il momento di TOGLIERE ALLE CICALE E DARE ALLE FORMICHE !

Perché anche voi, cari dirigenti, sindacalisti, politici e dirigenti sindacalisti e dirigenti politicanti , vi state accorgendo che nell’ultimo periodo, FINALMENTE anche le formiche, nel loro piccolo, cominciano ad incazzarsi e i mansueti ciuchi non tirano più la carretta piena di zavorra, nemmeno con chili di carote davanti agli occhi !!!

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One Response to La zona d’ombra

  1. John Nada says:

    Io la vedo un po’ diversa. A me pare che le formiche in realtà non ci pensano proprio ad incazzarsi.
    Le formiche lavorano, magari si lamentano, magari fanno propositi di smettere di essere sfruttate dai capi…ma alla fine, inesorabilmente, continuano a lavorare senza creare troppi problemi.
    Le assunzioni di massa, i parametri regalati agli amici del pdl, gli assegni ad personam più alti dello stipendio delle suddette formiche sono già stati dimenticati. Io vedo una gran massa di formiche che ha già dimenticato lo schifo esploso negli ultimi 3 anni.
    Queste formiche ormai solidarizzano con i colleghi che hanno un decimo della competenza e il doppio dello stipendio, protestano insieme a loro. Si sono fatte infinocchiare (come al solito) dagli spauracchi del fallimento dell’azienda.
    Tutte le formiche si sono già dimenticate che se siamo in questa situazione economica è perchè i loro colleghi della stanza a fianco, che fino a pochissimi anni fa magari occupavano una prestigiosa carica di aiuto raccattapalle presso il campo da tennis di un circolo di periferia, oggi hanno un parametro 250, assegno di 800 euro, telefono aziendale, orario fiduciario e si atteggiano pure a smaglianti professionisti del trasporto pubblico.
    Sfoggiano i loro nuovi completi acquistati grazie al nuovo stipendio (prima avevano indossato una giacca solo per il matrimonio della cugina) e glissano elegantemente quando si citano i titoli di studio o le esperienze lavorative.
    E’ tutto dimenticato, ora siamo tutti uguali, siamo tutti sulla stessa barca, guai a fare i distinguo, c’è la crisi aziendale e dobbiamo stare uniti.
    Intanto la formica si tiene la sua busta paga sempre uguale, e il raccattapalle ha vino a win for life…