ATAC, le aspettative non mantenute

aspettativa idee in movimento
Cosa che raramente accade, soprattutto in un’azienda grande e importante come Atac. Quante volte avremmo voluto essere diversi, e desiderare dai nostri figli propositi differenti o più banalmente scegliere un ristorante su trip-advisor e non mangiare bene.

Ancora peggio è quando le aspettative sono alte, come ad esempio il cambiamento tra vecchie abitudini che hanno prodotto guasti e propositi nuovi capaci di rigenerare uomini e cose. E poi constatare che tra le parole altisonanti, che hanno generato alte aspettative, e i fatti, ineludibile realtà, le vecchie abitudini non sono cambiate, purtroppo, e tutto finisce a tarallucci ed articoli di giornale in un vero tutti contro tutti.

E’ con questa considerazione che potremmo salutare l’Amministratore Unico, Prof. Armando Brandolese ed il Direttore Generale, Ing. Marco Rettighieri.

Tutto sembrava maturo per un rilancio di ATAC o meglio per l’accorpamento in “Ferrovie”, da quanto si leggeva, al fine di dare slancio all’azienda e proporre un trasporto pubblico decente e all’altezza di una capitale europea.

All’interno dell’azienda si sentivano per la prima volta parole nuove, parole che i predecessori per “timidezza” non avevano mai pronunciato. Vi era una nuova aria, un’aria di speranza. Tanti dipendenti avevano creduto che, finalmente, sarebbero ritornati ad essere orgogliosi di lavorare in ATAC. Sembrava potesse nascere una vera cultura aziendale.

Purtroppo le aspettative hanno fatto poi il conto con la realtà. Il nuovo rinascimento di ATAC e del TPL romano non c’è stato. Il servizio è più che mai depresso e così, depresso, è il sentimento dei romani e dei lavoratori di Atac S.p.A..

Indicando un solo colpevole si potrebbe fare un torto a tutti gli altri. L’eredità dell’Amministrazione Alemanniana, il nuovo corso di Marino, il commissariamento, da poco e per quello che si è potuto vedere, la nuova giunta Raggi ed in ultimo il management. Il torto che indiscutibilmente si può attribuire è quello che nessuno è riuscito a delineare ed applicare una strategia di sviluppo del trasporto pubblico romano qualsiasi possa essere il ruolo pensato per ATAC. Nessuno è riuscito a sviluppare in ATAC quegli elementi che ne farebbero un’azienda moderna, che ne permetterebbero una sua evoluzione.

È così che salutiamo il nono cambio di vertice in nove anni. Ci si chiede, ma c’è ancora qualcuno che ci crede? Ci si può ancora aspettare qualcosa?

Avanti il prossimo.

 

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