Non perdiamo l’autobus!

La recessione che viviamo comincia a colpire duramente. Le fasce più esposte alla crisi, i pensionati, i lavoratori dipendenti, i precari, che già nel corso degli ultimi 10-15 anni avevano visto eroso il loro potere di acquisto scivolano progressivamente verso un impoverimento che appare inesorabile.

Quasi tutti i provvedimenti di portata rilevante adottati dal nuovo governo intervengono direttamente o indirettamente sulle fasce medio-basse di reddito. L’Imu grava indistintamente su tutti, le riforme delle pensioni e del lavoro di nuovo gravano sui cittadini che vivono del proprio salario e solo di quello.

In attesa che il governo agisca anche sui rentier, sui grandi capitali e sugli evasori con azioni che non si limitino a spettacolari quanto sporadici blitz della Guardia di Finanza, focalizziamo la nostra attenzione su  una misura dell’esecutivo che riguarda direttamente i trasporti. Ovvero, dallo scorso autunno, da quando cioè il prezzo dei carburanti ha subito un’impennata mai registrata in precedenza, assistiamo ad una significativa diminuzione del traffico veicolare privato su tutta la rete stradale ed al concomitante crollo del consumo della benzina.

Leggiamo alcuni dati. I consumi petroliferi italiani nel mese di marzo 2012 sono ammontati a circa 5,4 milioni di tonnellate, con una nuova diminuzione del 10,7% (-645.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2011. Sempre nel mese di marzo le immatricolazioni di autovetture nuove sono diminuite del 26,7%.

Tralasciando gli effetti deleteri sull’inflazione possiamo anche considerare alcuni aspetti positivi. Il consumo di combustibili fossili finalmente, e forse per la prima volta, si riduce, la qualità dell’aria migliora soprattutto nei centri urbani. La quantità di anidride carbonica emessa decresce.

La conseguenza che riguarda maggiormente noi addetti al settore è, naturalmente, una forte crescita della richiesta di mezzi pubblici di trasporto.

Purtroppo quello che si deve constatare è che, a fronte dell’accresciuta domanda di servizio pubblico il Comune e l’Atac non stanno provvedendo ad adeguare l’offerta.

Si tenga presente, a tal proposito, che, con la diminuzione del traffico, i tempi di percorrenza delle linee diminuiscono e i bus, nello stesso arco temporale, riescono ad effettuare più corse (a fronte di un aumento di chilometri percorsi) potendo così garantire intervalli di attesa minori.

Di investire su questo potenziale aumento di chilometri da percorrere e sulla conseguente diminuzione degli intertempi e aumento della capacità di trasporto non se ne parla!

Al contrario è in cantiere un drastico taglio di chilometri. Come se nulla fosse cambiato, come se si dovesse proprio ora, in un momento così critico, far semplicemente fronte al deficit (sulla cui origine ormai tutti i cittadini sono informati) semplicemente operando tagli ai servizi all’utenza.

I cittadini con la loro vita, le loro esigenze di mobilità non esistono.

Si assiste quindi al paradosso di vedere circolare meno vetture private, ma di notare grandi assembramenti in attesa alle fermate dei bus. Per non parlare delle umilianti condizioni di sovraffollamento dei mezzi.

Una delle tante “opportunità in tempo di crisi” di cui si favoleggia è proprio quella di poter spostare finalmente fondi e mezzi sui servizi di trasporto pubblico sfruttando la maggior domanda della cittadinanza. Si deve considerare che, comunque, stiamo parlando di un investimento proficuo. Un maggior numero di passeggeri significa maggiori entrate. Non facciamo riferimento a prospettive lontane, ma a un meccanismo che già si è messo in moto. Nei mesi di gennaio e febbraio si registra un aumento dei biglietti acquistati del 7,5%. Di più: fra novembre e dicembre registriamo un aumento del 10,3% sulla vendita degli abbonamenti annuali!

Come si intende investire queste maggiori entrate? Vogliamo forse aumentare il numero di dirigenti?
Se perdiamo questo “bus” rischiamo di far gravare sulle spalle di quelli che maggiormente risentiranno della crisi economica anche il fardello dell’impossibilità di potersi spostare liberamente per lavorare, svolgere le attività quotidiane necessarie e vivere con dignità.

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2 Responses to Non perdiamo l’autobus!

  1. fernando says:

    Mi sembra di capire che, nonostante un forte aumento della velocità commerciale, determinato dalla drastica diminuzione del traffico, la Direzione di Esercizio non ha provveduto alla revisione dei turni di servizio del personale viaggiante.Si vanifica,quindi, quel recupero produttivo, messo su un piatto d’argento dalla crisi, in termini di un maggiore numero di corse per turno, a costo zero. Meditate gente

  2. eugenio says:

    Fernando, in Atac si fanno solo grandi progetti …….