Orario di lavoro, il medio evo e la produttività degli impiegati

ideeinmovimento impiegato felice

Ormai è notizia vecchia ma forse è il caso di riportarla nuovamente all’attenzione dei lettori al fine di suscitare delle riflessioni.

“Fra tutte le idee lanciate da Richard Branson, fondatore e numero uno di Virgin, l’ultima, in caso di successo, sembra destinata a diventare una vera e propria rivoluzione. Altro che Jobs act, il magnate britannico proprietario di palestre, emittenti radiofoniche, compagnie aeree ed etichette discografiche, l’uomo che ha iniziato a vendere viaggi nello spazio e che sulle sue linee aeree utilizza cubetti di ghiaccio con l’immagine del proprio volto, ha deciso di abolire l’orario di lavoro.

D’ora in poi nelle sue imprese conteranno i risultati e non le ore passate in ufficio. La dirigenza valuterà il raggiungimento degli obiettivi e il compimento dei progetti affidati ai singoli e non le ore o i giorni trascorsi sul luogo di lavoro. Ci si potrà assentare per un’ora, per una settimana o per un mese, l’importante è che si arrivi puntuali alle scadenze e alle deadline prefissate.

Una rivoluzione che si rifletterà sui contratti, questi sì veramente “a progetto”, non come l’escamotage molto italiano di lavori parasubordinati (quando non subordinati) che del progetto parlano solo in termini contrattuali, affidando, poi, le più svariate mansioni a chi firma.

Questa nuova politica aziendale è già stata introdotta negli uffici di Stati Uniti e Regno Unito e se l’esperimento darà buoni frutti verrà riproposto in tutte le aziende del gruppo Virgin sparse nel mondo.

Si tratta di un’opzione che Google aveva già sondato e l’idea di abolire l’orario di lavoro è stata data a Branson dalla figlia, dopo la lettura di un articolo in cui si raccontava come Netflix, la piattaforma statunitense di video in streaming, avesse smesso di tenere conto dei giorni di vacanza dei suoi dipendenti.

Branson spiega che “i dipendenti dovranno decidere di andare in vacanza solo quando capiranno che la loro assenza non danneggerà le entrate dell’azienda, un altro collega o la loro stessa carriera”. L’idea di base è che potendo contare su più tempo libero da trascorrere con i familiari o per coltivare i propri interessi, i dipendenti possano essere più felici e, di conseguenza, maggiormente motivati a fare bene, rendendo più produttiva la propria impresa.

In Svezia, senza dubbio una delle nazioni all’avanguardia nel Welfare, la città di Göteborg ha deciso di ridurre l’orario di lavoro dalle otto alle sei ore quotidiane. L’obiettivo è ridurre i giorni di assenza dal lavoro per malattia.
Che l’idea di Branson sia tutt’altro che l’ennesima eccentricità di un miliardario che ama far parlare di sé ce lo confermano i dati Ocse. Nelle statistiche più recenti si scopre infatti che il Messico guida la classifica dei 34 Paesi membri se si parla di ore annue dedicate al lavoro, ma è il fanalino di coda se si parla di produttività. La controprova sembra venire dalla Norvegia che è la nazione leader in termini di produttività ed è terzultima (trentaduesima su 34) nella graduatoria delle ore di lavoro annue.

L’Italia assomiglia più al Messico che alla Norvegia. Nella Penisola si lavora tantissimo, con 1774 ore di lavoro annuali gli italiani superano di 46 ore i giapponesi e di ben 363 ore i tedeschi. Ma quando si tirano le somme della produttività si scopre che l’Italia ha un Pil per ora lavorata di 45,6 dollari contro gli 81,5% della Norvegia. Se si guardano i vertici delle due graduatorie Ocse si scopre che l’indice di produttività è, quasi, inversamente proporzionale alle ore lavorate. E che spingere per un aumento delle ore lavorate, come vorrebbe il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, non è affatto una soluzione dall’esito scontato.”

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