Orario di lavoro, il medio evo e la produttività degli impiegati

ideeinmovimento impiegato felice

Ormai è notizia vecchia ma forse è il caso di riportarla nuovamente all’attenzione dei lettori al fine di suscitare delle riflessioni.

“Fra tutte le idee lanciate da Richard Branson, fondatore e numero uno di Virgin, l’ultima, in caso di successo, sembra destinata a diventare una vera e propria rivoluzione. Altro che Jobs act, il magnate britannico proprietario di palestre, emittenti radiofoniche, compagnie aeree ed etichette discografiche, l’uomo che ha iniziato a vendere viaggi nello spazio e che sulle sue linee aeree utilizza cubetti di ghiaccio con l’immagine del proprio volto, ha deciso di abolire l’orario di lavoro.

D’ora in poi nelle sue imprese conteranno i risultati e non le ore passate in ufficio. La dirigenza valuterà il raggiungimento degli obiettivi e il compimento dei progetti affidati ai singoli e non le ore o i giorni trascorsi sul luogo di lavoro. Ci si potrà assentare per un’ora, per una settimana o per un mese, l’importante è che si arrivi puntuali alle scadenze e alle deadline prefissate.

Una rivoluzione che si rifletterà sui contratti, questi sì veramente “a progetto”, non come l’escamotage molto italiano di lavori parasubordinati (quando non subordinati) che del progetto parlano solo in termini contrattuali, affidando, poi, le più svariate mansioni a chi firma.

Questa nuova politica aziendale è già stata introdotta negli uffici di Stati Uniti e Regno Unito e se l’esperimento darà buoni frutti verrà riproposto in tutte le aziende del gruppo Virgin sparse nel mondo.

Si tratta di un’opzione che Google aveva già sondato e l’idea di abolire l’orario di lavoro è stata data a Branson dalla figlia, dopo la lettura di un articolo in cui si raccontava come Netflix, la piattaforma statunitense di video in streaming, avesse smesso di tenere conto dei giorni di vacanza dei suoi dipendenti.

Branson spiega che “i dipendenti dovranno decidere di andare in vacanza solo quando capiranno che la loro assenza non danneggerà le entrate dell’azienda, un altro collega o la loro stessa carriera”. L’idea di base è che potendo contare su più tempo libero da trascorrere con i familiari o per coltivare i propri interessi, i dipendenti possano essere più felici e, di conseguenza, maggiormente motivati a fare bene, rendendo più produttiva la propria impresa.

In Svezia, senza dubbio una delle nazioni all’avanguardia nel Welfare, la città di Göteborg ha deciso di ridurre l’orario di lavoro dalle otto alle sei ore quotidiane. L’obiettivo è ridurre i giorni di assenza dal lavoro per malattia.
Che l’idea di Branson sia tutt’altro che l’ennesima eccentricità di un miliardario che ama far parlare di sé ce lo confermano i dati Ocse. Nelle statistiche più recenti si scopre infatti che il Messico guida la classifica dei 34 Paesi membri se si parla di ore annue dedicate al lavoro, ma è il fanalino di coda se si parla di produttività. La controprova sembra venire dalla Norvegia che è la nazione leader in termini di produttività ed è terzultima (trentaduesima su 34) nella graduatoria delle ore di lavoro annue.

L’Italia assomiglia più al Messico che alla Norvegia. Nella Penisola si lavora tantissimo, con 1774 ore di lavoro annuali gli italiani superano di 46 ore i giapponesi e di ben 363 ore i tedeschi. Ma quando si tirano le somme della produttività si scopre che l’Italia ha un Pil per ora lavorata di 45,6 dollari contro gli 81,5% della Norvegia. Se si guardano i vertici delle due graduatorie Ocse si scopre che l’indice di produttività è, quasi, inversamente proporzionale alle ore lavorate. E che spingere per un aumento delle ore lavorate, come vorrebbe il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, non è affatto una soluzione dall’esito scontato.”

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Roma: tornelli “anti-evasori”, il biglietto si timbra anche in uscita su tutta la B1

Tornelli metro B1 in uscita

Flash News – Dal 25 febbraio nella stazione Annibaliano è  necessario timbrare il biglietto in uscita. I passeggeri, quindi, devono validare nuovamente il titolo di viaggio per uscire dalla stazione. Questa decisione, che segue a quella simile adottata per Conca D’Oro e Libia, completa il controllo dei titoli di viaggio in uscita in tutta la tratta B1, diramazione della linea B verso Conca D’Oro. Per illustrare la novità ai clienti e agevolare il loro passaggio in caso di eventuali difficoltà, così come già avvenuto presso le stazioni Libia e Conca d’Oro durante la prima fase di attuazione, è stato dislocato personale di controllo e di assistenza ai varchi della stazione Annibaliano. L’attivazione dei tornelli in uscita nella stazione di Annibaliano è stata adottata in coerenza con il nuovo piano industriale Atac che prevede, fra le altre cose, una forte azione di contrasto all’evasione tariffaria e un’ottimizzazione della politiche commerciali. Con l’attivazione dei tornelli in uscita nelle stazioni Conca d’Oro e Libia l’azienda ha infatti rilevato circa il 5% di utenti fermati con biglietto scaduto. (fonte: MP)

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Roma: nel mese di febbraio 2015 vendita Bit +2,9% rispetto a gennaio. Venduti 6.439.303 titoli

Ticket Machine

In relazione a notizie di stampa, che riferivano di una diminuzione del 60% nelle vendite di titoli di viaggio a febbraio 2015 rispetto a gennaio 2015, Atac precisa che nel mese di febbraio 2015 le vendite di Bit, biglietti integrati a tempo, è stata superiore del 2,9% rispetto al mese di gennaio 2015.

In particolare, a febbraio si stima di aver venduto 6.439.303 titoli, a fronte dei 6.259.830 di gennaio, ciò malgrado la stagionalità di febbraio usualmente coincida con una minore vendita di titoli.

Il dato di febbraio è da considerarsi stimato, quindi ancora non consolidato, in attesa di una ricognizione puntuale che avverrà nei prossimi giorni.
Nel confronto con il mese di febbraio 2014, le vendite hanno segnato un calo dell’8%. (WebNews by MobilityPress)

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Procedura di Mobilità ATAC, un primo accordo

ATAC e le Organizzazioni Sindacali, nell’ambito della procedura di mobilità che coinvolgi i lavoratori amministrativi, hanno sottoscritto oggi un accordo su le seguenti soluzioni alternative al licenziamento:

–          riallocazione delle risorse nelle aree legate all’esercizio Metro-Ferroviario, alla Vendita e Front End ed a specifici Servizi Ausiliari per la Mobilità. Quindi, le categorie professionali cui si riferiscono le procedure di esubero possono presentare domanda volontaria (entro il 29 maggio p.v.);

–          conversione del rapporto di lavoro da tempo pieno in tempo parziale (part – time);

Il 30 maggio le parti si incontreranno nuovamente per verificare l’adesione volontaria ed eventualmente proseguire con altre azioni.

Per il maggior dettaglio leggi tutto l’accordo

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Essere protagonisti del futuro

Carissime/i,

prima di tutto un grazie a quanti ieri hanno partecipato all’incontro e anche a coloro che non l’hanno potuto fare, in quanto impegnati per vari problemi. Non eravamo sicuramente una folla immensa ma determinati a proseguire il nostro cammino. E, permettetemi al riguardo questa citazione che deve incoraggiarci e accompagnarci : “Tu non conti niente , ma devi agire sempre come se tutto dipendesse da te”.

Abbiamo avviato un percorso e dobbiamo proseguirlo, arricchendolo sempre più non solo di persone ma anche di idee.

La discussione si è svolta innanzitutto all’insegna dell’ascolto e del dialogo, senza urli. E questa è davvero una premessa importante.

Il confronto che c’è stato tra di noi è stato sicuramente proficuo, abbiamo potuto verificare come è per tutti noi necessario che ATAC sia un’azienda sana e che il progetto delineatoci dall’Assessore sia realizzato abbandonando, finalmente le vecchie logiche di  appartenenza e clientelari. A tal proposito si rende necessario ampliare il documento con le nostre proposte in modo che con il contributo di tutti diventi più dettagliato e puntuale. Si propone, pertanto, di istituire 3 gruppi di lavoro: 1) finanza, acquisti, consulenze; 2) Capitale umano aziendale e sua organizzazione, snellimento procedure; 3) Internalizzazione affidamenti esterni. A questa lista se ne possono aggiungere altri. Fate quindi le vostre correzioni e proposte.

Indubbiamente desta preoccupazione la situazione economica di ATAC, con le attuali risorse difficilmente la nostra azienda durerà a lungo. Così come informati dall’Assessore, il Comune di Roma ha chiesto più fondi alla Regione Lazio dalla quale, tramite gli organi di informazione, apprendiamo che ritiene di aver dato quanto dovuto. Abbiamo condiviso la necessità di approfondire l’argomento e pertanto  è stato deciso di chiedere un incontro a Michele Civita, assessore alla Mobilità della Regione Lazio.

Era inevitabile parlare della procedura di mobilità che coinvolge i colleghi amministrativi. Tutti siamo dell’avviso che si possono trovare strategie alternative al licenziamento. Preoccupa la mancanza di informazioni da parte del Sindacato. Si è evidenziato come in tal senso è possibile partecipare all’attivo delle varie sigle ma in un contesto del genere fare specifiche riunioni o comunicati  sull’argomento è auspicabile.

Informo, inoltre, coloro che non erano presenti che alcuni colleghi di Silone, venuti a conoscenza di quanto stiamo facendo, oltre a darci il loro sostegno ci chiedono di condividere con la nostra firma la loro richiesta inviata ai sindacati per indire un’assemblea sul ricorso alla legge 223. E’ in allegato sia la lettera che l’elenco delle firma, e se siete d’accordo la firmiamo e si aggiunge alla loro.

Inoltre stiamo predisponendo una lettera al Ministro dei Trasporti e al Presidente del Consiglio sul tema dei trasporti e di come questo servizio deve non solo rimanere pubblico ma rappresentare un bacino di sviluppo strategico del paese.

 E’ emerso come tutti siamo convinti che con la nostra attività non vogliamo sostituirci al sindacato ma essere al suo fianco con la conoscenza dei problemi e la condivisione delle proposte. e che l’incontro di ieri è stato possibile in quanto abbiamo fatto la richiesta attraverso l’Associazione IdeeinMovimento, di cui Antonio Palazzo è il presidente e che ha dato la disponibilità ad utilizzare ideeinmovimento.org come il nostro megafono. Questo per sgombrare il campo da ogni equivoco e riconfermare che il nostro movimento è libero e trasversale. Ognuno partecipa in quando vuole essere protagonista del presente e del futuro di Atac

L’altra cosa riguarda l’uso dell’e-mail aziendale,  sarebbe preferibile per le prossime comunicazioni utilizzare la  posta personale, se volete fatemi avere i vostri indirizzi. Così come se altri desiderano non ricevere gli aggiornamenti non debbono fare altro che segnalarlo.

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Mercoledì 7 maggio, il nostro futuro, il futuro di ATAC

Oggi in allegato c’è un resoconto più dettagliato del colloquio, che è durato quasi due ore e che ci ha confortato per la visione d’insieme che l’Assessore ha su Atac. L’incontro, com’era del tutto prevedibile, ha avuto al suo centro la discussione della disposizione aziendale sul ricorso alla legge 223 (il licenziamento), che come sappiamo sta procedendo in assoluto riserbo con le rappresentanze sindacali.

Vogliamo in questo momento di gravità della nostra azienda non sottrarci al nostro impegno ma lo vogliamo fare, a partire da noi, da una piena condivisione delle problematiche e delle possibili e opportune soluzioni per superarle.

Ed è per questo che mercoledì 7 maggio alle ore 16,30 nella sala formazione esterna si terrà un incontro aperto a tutte le lavoratrici e i lavoratori, per discutere di quanto è stato fatto e di quanto potremo fare in questa direzione.

Diffondere la notizia di questa iniziativa, perché anche la nostra presenza  è un segnale importante della nostra appartenenza all’azienda insieme alla nostra assunzione di responsabilità.

 

Breve sintesi dell’incontro con l’assessore Improta e la delegazione delle lavoratrici e dei lavoratori di atac, così composta: Stefania Fagiolo, Antonio Palazzo, Gerardo Leva, Marco Cecchelli, Giovanna Di Pinto, Daniele Bracaglia, Antonello Colaiacomo

 Mattia Stella, segreteria del Sindaco, ha introdotto il nostro gruppo e successivamente Stefania ha presentato il nostro lavoro spiegando la sua origine, ovvero il contributo di tante e tanti lavoratrici e lavoratori impegnati nelle varie aree aziendali con la voglia di concorrere a creare una nuova ATAC , dotata di un piano industriale in grado di renderla sana. (vedi presentazione). Ha interrogato, inoltre, l’assessore sui motivi che hanno spinto l’azienda ad attivare la procedura di mobilità.

Da questo punto è partito il discorso dell’Assessore che ha dichiarato come la procedura di mobilità non nasce per licenziare i dipendenti ATAC ma solo per aprire un processo volto alla riorganizzazione dell’azienda e ad un utilizzo più efficiente delle risorse.

Ha subito dichiarato di essere favorevole a qualsiasi contributo che permetta di arrivare all’obiettivo sopra indicato.

Il Suo disegno è quello di garantire la continuità aziendale affrontando le emergenze che si manifestano nel breve periodo e contemporaneamente lavorare ad un progetto organico generale di più ampio respiro mirato a rendere produttiva l’azienda.

Fondamentale è la determinazione di un Piano Industriale a seguito della definizione di risorse certe e congrue. Questo è possibile solo con una Governance stabile che coinvolga con precisi obblighi sia il Comune di Roma sia la Regione Lazio. Il Piano Industriale deve prevedere un equilibrio economico strutturale al fine di permettere ad ATAC di essere competitiva sul mercato.

L’assessore ritiene che ATAC ha enormi margini di crescita e questo gli fa supporre che, a seguito di una ristrutturazione, non è necessario pensare ad una soluzione che porti l’azienda verso il privato.

I punti che si stanno affrontando in un ottica di medio termine riguardano:

  • Governance:  livelli di servizio e risorse economiche coerenti con il servizio stesso. Tra l’altro ha sottolineato come l’Amministrazione Comunale, ATAC e RSM abbiano per primi in Italia affrontato il discorso dei costi standard che saranno alla base delle norme che regolamenteranno il TPL in Italia.
  • Riprogrammazione industriale: un nuovo contratto di servizio che preveda parametri quantitativi (Km, corse, rete, ecc) e parametri qualitativi (Regolarità, pulizia, ecc); quest’ultimi genereranno Bonus e Malus regolamentati in modo chiaro la cui attribuzione impatterà sul risultato aziendale. La produttività ed il comportamento di ogni dipendente potrà produrre effetti sull’attribuzione dei risultati legati ai parametri qualitativi;
  • Riorganizzazione processi gestionali attraverso la valorizzazione del capitale umano, la diminuzione dei dirigenti e dei benefit, la job-rotation interna, l’organizzazione più snella e l’internalizzazione delle attività, già in corso in questi giorni. Inoltre speciale attenzione agli sprechi e alle attività affidate all’esterno.
  • Pianificazione azioni di Marketing, Vendita e Comunicazione al fine di aumentare i ricavi ed incrementare la presenza sul territorio in modo da aumentare e consolidare la percezione positiva di  ATAC.

 L’Assessore ha tenuto poi a precisare che il suo impegno prioritario è quello di salvare e ristrutturare ATAC e, per quanto il tempo stringa, si batterà per evitare il fallimento di ATAC e l’amministrazione straordinaria. In molti davano per morta ATAC, ma il passare del tempo dà ragione a chi crede, e lui è tra questi, che l’azienda ce la può fare. Ha sottolineato come sia importante che ogni pezzo del sistema faccia la sua parte per raggiungere l’obiettivo.

Ha precisato come il debito che ATAC ha verso i fornitori è coperto dai crediti che ATAC ha verso la Regione Lazio e quindi da questo punto di vista ATAC è sana.

Ritiene utile e opportuno il nostro contributo e ha auspicato una sorta di tavolo permanente di lavoro in cui portare proposte e riflessioni che concorrano a consolidare questo canale diretto di scambio per migliorare le performance di Atac.

PS. Per quanto può sembrare nella relazione un monologo dell’assessore, in realtà abbiamo più volte potuto sottolineare alcuni aspetti trattati nella conversazione e puntualizzare alcune criticità.

A nostro avviso il punto più positivo è quello di aver verificato che l’assessore vuole mantenere ATAC pubblica ma più competitiva e in buona salute. Cosa comporterà questo lo vedremo nei prossimi incontri sperando che la ristrutturazione non sia pesantemente accollata ai soggetti più deboli.

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Incontro con l’Assessore Improta sul futuro di ATAC

Ieri si è tenuto l’incontro tra alcuni dipendenti di ATAC e l’Assessore ai trasporti Improta. Ecco una breve nota da chi ha partecitato:

“Vi informo telegraficamente dell’incontro, che come previsto c’è stato ed è andato bene. Abbiamo conosciuto un assessore che ha a cuore il trasporto pubblico e l’Atac in particolare. Il suo obiettivo è quello di affrontare l’emergenza del momento insieme ad un disegno organico generale di più ampio respiro mirato a rendere produttiva l’azienda e a scongiurarne la sua privatizzazione. Sulla questione degli esuberi ha ribadito che il ricorso alla legge 223 nasce non per licenziare ma per riorganizzare una maggiore produttività aziendale. Ha apprezzato la nostra iniziativa perché l’ha percepita come utile al suo lavoro, e ci ha incoraggiati a mantenere questo filo diretto che abbiamo avviato.”

A breve ulteriori approfondimenti sull’incontro.

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Selezione Autisti ATAC e Servizio TPL beatificazione Papi

Atac seleziona autisti al fine di costituire un elenco di candidati dal quale l’azienda potrà attingere per eventuali assunzioni con contratti a tempo determinato.

Leggi il bando

In occasione della canonizzazione dei Papi Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII il servizio TPL verrà intensificato, allegato l’accordo con le organizzazioni sindacali.

 

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Comunicato OO.SS. incontro con Improta e De Paoli sulla Mobilità ATAC

Venerdì scorso, 11 aprile, si è svolto l’incontro con l’Assessore ai Trasporti del Comune di Roma, Guido Improta e il Direttore del Personale di Atac Spa, Giuseppe Depaoli, programmato il 31 marzo u.s. a seguito della vertenza aperta in Atac.

Dietro richiesta delle OO.SS., la riunione ha avuto per oggetto anche l’avvio delle procedure di mobilità di cui hanno ricevuto comunicazione ieri da Atac Spa, Atac Patrimonio Srl e OGR Srl.

Durante l’incontro le OO.SS., hanno ribadito la necessità di garantire i livelli occupazionali nelle Aziende e di proseguire nel rilancio delle stesse, attraverso percorsi condivisi di riorganizzazione e reinternalizzazione delle lavorazioni.

L’Istituzione ha assicurato il permanere degli attuali livelli occupazionali ed è stato concordato un tavolo di confronto, che prenderà avvio già dalla prossima settimana.

Scarica il comunicato

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Vediamoci!

Oggi, venerdì, con i colleghi di Prenestina ci vediamo all’uscita alle ore 13.15 da prendere insieme con l’associazione ed approfondire il tema della procedura di mobilità.

Seguiranno altri incontri presso le altre sedi ATAC.

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Procedura di mobilità per i lavoratori ATAC, come funziona? Dove ci porterà?

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La procedura di mobilità è normata dalla legge 223/91, artt. 4 e 24 ed è applicata alle aziende che occupi più di 15 dipendenti (compresi i dirigenti, gli apprendisti e i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro) e intenda effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia.

L’azienda deve darne notizia attraverso una comunicazione formale alle rappresentanze sindacali aziendali, alle rispettive associazioni di categoria e alla Regione

La comunicazione deve indicare:

– i motivi che determinano la situazione di eccedenza;

– i motivi tecnici, organizzativi o produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, la dichiarazione di mobilità;

– il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale eccedente, nonché di quello abitualmente impiegato (no i nomi);

– i tempi di attuazione del programma di mobilità;

– le eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma medesimo

– il metodo di calcolo di tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle già previste dalla legislazione vigente e dalla contrattazione collettiva.

Le imprese rientranti nei settori economico–produttivi per i quali è prevista la corresponsione dell’indennità di mobilità ai lavoratori devono allegare alle comunicazioni copia della ricevuta del versamento all’INPS, inerente l’anticipazione sul contributo di ingresso alla mobilità, pari ad una mensilità di massimale lordo CIGS per ogni lavoratore che intende licenziare.

Il versamento costituisce un’anticipazione di quanto complessivamente dovuto all’INPS dal datore di lavoro ed è parametrato sull’indennità di mobilità teoricamente spettante ai lavoratori, a prescindere dalla sussistenza dei requisiti soggettivi richiesti per il diritto alla prestazione.

Al termine delle procedure il datore di lavoro, ai sensi dell’articolo 5, comma 4 della L. 223/91, è tenuto a versare per ciascun lavoratore effettivamente licenziato e beneficiario dell’indennità di mobilità, una somma, pari a:

– 6 volte il trattamento iniziale di mobilità spettante al lavoratore, in 30 rate mensili, se il licenziamento è avvenuto dopo un periodo di fruizione della CIGS;

– 9 volte il trattamento iniziale di mobilità spettante al lavoratore, in 30 rate mensili, nel caso di riduzione del personale senza avere prima utilizzato la CIGS.

In entrambi i casi la somma da pagare è ridotta a 3 mensilità se la messa in mobilità avviene previo accordo sindacale. Il mancato pagamento da parte dell’impresa non determina la sospensione della procedura né, per i lavoratori interessati, la perdita del diritto a percepire l’indennità di mobilità.

 Successivamente alla comunicazione formale, le organizzazioni sindacali entro 7 giorni dal ricevimento possono richiedere all’azienda un incontro per un esame congiunto tra le parti volto ad analizzare le cause che hanno indotto l’azienda a determinare l’eccedenza di personale e la possibilità di ricorso a misure alternative alla messa in mobilità, quali:

– utilizzazione diversa del personale o di parte di esso nell’ambito della stessa impresa anche

attraverso l’utilizzo di forme flessibili di lavoro (es.: trasformazione di contratti da full-time a

part-time);

utilizzo del Contratto di Solidarietà (vedi http://www.ideeinmovimento.org/cosa-prevede-il-contratto-di-solidarieta/);

– riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti attraverso l’assegnazione di mansioni diverse da quelle svolte, anche in deroga a quanto disposto dall’art. 2103 C.C.

 La procedura deve essere esaurita entro 45 giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa;

 Nel caso in cui l’accordo non sia stato raggiunto tra azienda e sindacato, la Regione o il Ministero provvede a convocare le parti al fine di un ulteriore esame della situazione che si è venuta a determinare, con lo scopo di formulare proposte alternative ai licenziamenti che permettano la realizzazione di un accordo.

Oltre a quelle riportate nel punto precedente, l’Ufficio può suggerire soluzioni diverse, quali:

– il ricorso ad incentivazioni;

– il ricorso ad altri ammortizzatori sociali (es. Cassa integrazione Guadagni ove ne sia possibile

l’utilizzo).

 Tale esame deve comunque esaurirsi entro 30 giorni. (quindi 45 giorni + 30 giorni massimo)

 Se non si trova nessun altra soluzione (vedi ad esempio il contratto di solidarietà), raggiunto l’accordo, ovvero esperita la procedura di mobilità, l’azienda può procedere al licenziamento dei lavoratori comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso.

La procedura di mobilità prevede che i licenziamenti siano effettuati entro 120 giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo, salvo diversa indicazione nell’accordo sindacale.

 I lavoratori licenziati  sono tenuti a presentare l’istanza d’inserimento nella lista di mobilità al Centro per l’Impiego entro 60 giorni dalla data di comunicazione del licenziamento, ovvero dalla comunicazione dei motivi di licenziamento, ove non contestuale. I lavoratori che presentino istanza di inserimento in lista decorsi tali termini possono essere iscritti nella stessa qualora abbiano dichiarato al Centro per l’Impiego il proprio stato di disoccupazione o abbiano presentato domanda di disoccupazione ordinaria entro i termini anzidetti.

La durata della permanenza nella lista di mobilità varia in funzione dell’età del lavoratore al momento del licenziamento e all’ubicazione del luogo dove l’impresa organizza stabilmente l’attività del lavoratore interessato (Circolare INPS n. 95/2008).

 Il lavoratore licenziato ha diritto all’indennità di mobilità la quale è una prestazione di disoccupazione che viene riconosciuta soltanto ai lavoratori licenziati da aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale e appartenenti a particolari settori dell’attività produttiva.

Hanno diritto all’indennità i lavoratori con qualifica di operaio, impiegato o quadro che possono far valere un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato, con un rapporto di lavoro a carattere continuativo e comunque non a termine (Circolare INPS n. 3 del 2 gennaio 1992)

La durata dell’indennità di mobilità è determinata in base all’età dei lavoratori alla data del licenziamento e all’ubicazione geografica dell’unità produttiva di appartenenza, e spetta per un periodo massimo di 12 mesi, elevato a 24 mesi per coloro che hanno compiuto i 40 anni, e a 36 mesi per coloro che hanno compiuto i 50 anni.

L’indennità spetta per un periodo maggiorato di 12 mesi (24 mesi, 36 mesi, 48 mesi) in relazione all’età dei lavoratori che siano licenziati da aziende ubicate nelle aree del Mezzogiorno, di cui al

DPR n. 218/1978.

Per il riconoscimento della maggiorazione di 12 mesi del periodo di erogazione dell’indennità di

L’indennità di mobilità viene calcolata, ai sensi dell’art.7, comma 2, della Legge n. 223/1991, con riferimento al trattamento straordinario di integrazione salariale percepito, ovvero che sarebbe spettato nel periodo di paga settimanale immediatamente precedente la risoluzione del rapporto di lavoro, nella seguente misura percentuale:

a) per i primi dodici mesi: cento per cento;

b) dal tredicesimo mese in poi: ottanta per cento.

Per la determinazione del trattamento straordinario di integrazione salariale sono da prendere in considerazione tutti gli elementi retributivi assoggettati a contribuzione, corrisposti con carattere di continuità e non collegati alla effettiva presenza al lavoro, con esclusione quindi delle somme

pagate a titolo di straordinario, di indennità di turno, ecc…

Alla retribuzione così determinata si aggiungono i ratei di tredicesima, quattordicesima e altre mensilità aggiuntive spettanti. L’importo mensile lordo dell’indennità economica di mobilità non può, tuttavia, superare determinati limiti chiamati correntemente “massimali”, differenziati a seconda della retribuzione lorda mensile percepita prima del licenziamento.

Tali “massimali” mensili e la retribuzione di riferimento variano con effetto dal 1° gennaio di ciascu n anno e sono determinati in base alla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati (art.1, comma 27 della Legge n. 247 del 24/12/2007).

L’indennità economica di mobilità è assimilata al reddito da lavoro dipendente, e l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, applicherà la tassazione prevista per legge sulle somme da erogare e rilascerà la dichiarazione fiscale.

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INPS: rivalutazione 2014 assegni

Si allega la circolare INPS relativa alla rivalutazione per l’anno 2014 dell’assegno per il nucleo familiare e dell’assegno di maternità concessa dai Comuni.

Leggi la circolare

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Cosa prevede il contratto di solidarietà

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In ATAC si parla sempre più spesso di prossimi contratti di solidarità per i lavoratori attuati per far fronte alla crisi dell’azienda. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

I contratti di solidarietà sono accordi, stipulati tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di mantenere l’occupazione in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale, detti contratti di solidarietà difensivi (art. 1 legge 863/84). Caso di scarsissima applicazione, il fine della solidarietà riguarda il favorire nuove assunzioni attraverso una contestuale e programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione, detti contratti di solidarietà espansivi (art. 2 legge 863/84).

Avendo ad oggetto una diminuzione dell’orario di lavoro, tale istituto è stato concepito dal Legislatore come strumento volto a difendere l’occupazione. Il sacrificio imposto ai lavoratori, derivante dalla riduzione dell’orario di lavoro, è recuperato, in parte, grazie ad un rimborso di quote della retribuzione da parte dell’Inps.

Il tavolo delle trattative tra azienda e sindacati, sottoscrivendo l’elenco dei lavoratori interessati, può differenziare la riduzione di orario fra i lavoratori così individuati ovvero può far sì che questa incida solo su una parte dei dipendenti o su singoli reparti. Il totale dei contratti di solidarietà stipulati deve risultare superiore rispetto al numero di dipendenti che, secondo l’Accordo, si ritengono in esubero. La normativa di riferimento, ed in particolare le disposizioni risultanti dal combinato disposto della Circolare Min. Lav. n. 8 del 2003 e il D.M. 16 settembre 2003, introduce un principio “di congruità” e stabilisce che, assunto come parametro di riferimento costante l’orario di lavoro su base settimanale, la percentuale di riduzione di orario concordata fra le parti sia tale che il totale delle ore non lavorate dai lavoratori coinvolti risulti superiore del 30%, ovvero inferiore nella stessa percentuale, al numero delle ore che sarebbero state lavorate dai lavoratori dichiarati in esubero.

Secondo la Circolare del Ministero del Lavoro n. 3558 del 2010, la percentuale di riduzione dell’orario di lavoro concordata tra le parti, sulla base dell’orario settimanale, non può superare il 60% dell’orario di lavoro contrattuale dei lavoratori coinvolti nel contratto di solidarietà. Il tetto del 60% di riduzione viene determinato con riferimento alla riduzione media definita per l’insieme dei lavoratori interessati. La normativa lascia piena autonomia alla contrattazione collettiva in merito alla verticalità ed all’orizzontalità della distribuzione della riduzione dell’orario di lavoro

I lavoratori interessati dall’Accordo che adotta i contratti di solidarietà, non vedono alcun pregiudizio nella maturazione della pensione e nel trattamento di fine rapporto, in quanto si ritiene che l’istituto deve essere calcolato con riferimento alla retribuzione che il lavoratore avrebbe avuto diritto di percepire durante il periodo di riduzione dell’orario di lavoro.

 La legge prevede due tipologie di contratti di solidarietà:

  • 1. TIPO A – contratti di solidarietà per le aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina in materia di CIGS (art. 1 legge n. 863/84);
  • 2. TIPO B – contratti di solidarietà per le aziende non rientranti nel regime di CIGS e per le aziende artigiane (art. 5 comma 5 legge n. 236/93).

Contratti di solidarietà difensivi per le imprese in regime di CIGS (Legge 863/84): Tipo “A”

Possono fare ricorso ai contratti di solidarietà di “tipo A” tutte le aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina in materia di CIGS, comprese le aziende appaltatrici di servizi di mensa e pulizie, che abbiano occupato mediamente più di 15 lavoratori nel semestre precedente la data di presentazione della domanda.

Spetta a tutto il personale dipendente ad esclusione di: dirigenti, apprendisti, lavoratori a domicilio, lavoratori con anzianità aziendale inferiore a 90 giorni, lavoratori assunti a tempo determinato per attività stagionali.

I lavoratori part-time sono ammessi nel solo caso in cui l’azienda dimostri “il carattere strutturale del part-time nella preesistente organizzazione del lavoro”.

La norma generale prevede, per le ore di riduzione di orario, un’integrazione pari al 60% della retribuzione persa. La trattativa sindacato – azienda  può prevedere un miglioramento delle condizioni riguardanti il lavoratore.

I contratti di solidarietà di Tipo A possono essere stipulati per un massimo di 24 mesi, prorogabili per altri 24 mesi (36 mesi per i lavoratori occupati nelle aree del Mezzogiorno).

Qualora il contratto di solidarietà raggiunga la durata massima prevista un nuovo contratto, per le medesime unità aziendali, può essere stipulato trascorsi dodici mesi dal termine del precedente accordo.

Contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS (art. 5, L.236/1996) Tipo “B”

Con la legge 236/93, art. 5, commi 5 e 8, è stato esteso l’istituto dei Contratti di Solidarietà anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della normativa in materia di Cassa Integrazione.

Spetta ai lavoratori che abbiano un rapporto di lavoro subordinato, con esclusione dei dirigenti, dipendenti da:

  • imprese con più di 15 dipendenti, escluse dalla normativa in materia di CIGS, e che abbiano avviato la procedura di mobilità di cui all’art. 24 della legge n. 223/1991;
  • imprese con meno di 15 dipendenti che stipulano contratti di solidarietà al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali (art. 7 ter, comma 9, lettera d, legge n. 33/2009);
  • imprese alberghiere, aziende termali pubbliche e private operanti in località territoriali con gravi crisi occupazionali;
  • imprese artigiane indipendentemente dal numero dei dipendenti. Il contributo è erogato a condizione che i lavoratori con orario ridotto percepiscano, dai fondi bilaterali presso cui l’azienda è iscritta, una prestazione di entità non inferiore alla metà del contributo pubblico destinata ai lavoratori. Le imprese artigiane con più di 15 dipendenti devono, altresì, attivare le procedure di mobilità.

Ai lavoratori spetta un contributo pari al 25% della retribuzione persa sia per il lavoratore che per l’azienda. Accordi sindacali possono prevedere un miglioramento delle condizioni riguardanti il lavoratore.

La durata della Solidarietà ha un massimo 24 mesi e non può essere concessa nessuna proroga se non vi sia soluzione di continuità.

 In ragione delle brevi considerazioni sopra esposte pare corretto considerare l’istituto del contratto di solidarietà difensivo come uno strumento utile e duttile. Gli attori seduti al tavolo delle relazioni industriali, tramite tale istituto ben potrebbero porre al centro gli obbiettivi contrapposti nel quadro di una situazione di crisi aziendale: evitare i costi sociali ed economici dei licenziamenti, riuscendo a mantenere – da ambo le parti – il consenso sociale e una buona qualità delle relazioni sindacali.

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Salva Roma, cambia ATAC?

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È passato qualche giorno dalla pubblicazione del D. L. n°16 detto, forse un po’ impropriamente, Salva Roma. Nelle prossime righe analizzeremo l’art. 16 inerente le disposizioni concernenti Roma Capitale.

Una premessa da effettuare e comune a tutti i decreti legge, è che comunque lo stesso dovrà essere convertito in legge e quindi nulla impedisce che alcune sue parti cambino o, come è avvenuto nel passato, non sia convertito in legge.

Ma andiamo all’articolo 16.

La prima prescrizione presente nell’articolo riguarda l’obbligo per Roma Capitale di trasmettere entro 90 giorni dalla entrata in vigore del decreto al Ministero dell’Interno, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e alle Camere un rapporto sulle cause del disavanzo di bilancio nonché l’entità e la massa debitoria da trasferire alla gestione commissariale. Contestualmente, alle stesse istituzioni, deve presentare un piano triennale per la riduzione del disavanzo e per il riequilibrio del bilancio. Questi documenti, se ritenuti idonei e convincenti, dovranno essere approvati dai Ministeri sopra indicati entro 60 giorni dalla loro presentazione.

E’ evidente come l’Amministrazione capitolina viene messa sotto osservazione sia nella fase di programmazione sia nella fase di realizzazione del piano triennale. Non è un commissariamento ma poco ci manca, tant’è che lo stesso D.L. indica le azioni da intraprendere.

Il D.L. ribadisce come per l’acquisto dei beni e servizi e per le assunzioni di personale per tutte le società controllate si deve far riferimento alle ultime normative (codice appalti per gli acquisti, spending review, legge di stabilità). Da questa prescrizione sono escluse le società quotate e quindi nel caso di specie ACEA.

Relativamente ai servizi pubblici locali si obbliga a riportare i costi di tali servizi agli standard dei grandi comuni italiani. Come ormai generalmente ritenuto proprio si punta anche in questo caso ai “Costi Standard” ovvero fornire i servizi a costi omogenei in tutta Italia: Studi in tal senso ce ne sono diversi, anche per il TPL-gomma, nessuno per il momento ha avuto una “investitura” ufficiale. Come avverrà il confronto?

I Governo punta l’attenzione anche sul personale delle società partecipate. A seguito di ricognizione dei fabbisogni di personale, per quelle in perdita, è necessario un riequilibrio con l’utilizzo degli strumenti legislativi e contrattuali esistenti. Quindi apre a qualsiasi opzione: mobilità infragruppo (ma a quali condizioni?), contratto di solidarietà, a tempo parziale, cassa integrazione ecc.

Si va poi nello specifico del TPL e dei servizi di raccolta dei rifiuti prevedendo nel piano triennale l’introduzione di “modelli innovativi” e l’eventuale ricorso alla liberalizzazione. Su cosa voglia dire “modelli innovativi” per dei servizi ormai consolidati non è chiaro, l’unica strada possibile è una ristrutturazione del modello industriale. La parola liberalizzazione è probabilmente usata impropriamente, forse si doveva usare la parola privatizzazione; sono impensabili servizi di questo genere effettuati sulle scelte di mercato. Il problema è che tra diverse modulazioni dell’azionariato pubblico o privato, le esperienze Romane o Italiane non definiscono un modello vincente. Il punto fondamentale non è il tipo di azionariato, ma il controllo che si effettua sull’attività. Se manca, o è deliberatamente omesso non ci sarà mai un servizio efficiente ed efficace.

L’ultima indicazione sulle azioni da intraprendere proposte dal D.L. è la dismissione o liquidazione delle società partecipate che non hanno un fine sociale di servizio pubblico nonché la valorizzazione e la dismissione di quote del patrimonio immobiliare. La possibilità di dismissione di una società, molto probabilmente in perdita e quindi senza un contratto di servizio remunerativo, è davvero irrealizzabile; rimane quindi un’unica possibilità, la liquidazione. È evidente che alcune società, come ad esempio Roma Servizi per la Mobilità, dovranno essere liquidate e sulla base di quanto detto prima, i dipendenti confluire nell’amministrazione comunale.

Relativamente ad ATAC è evidente che mentre prima vi era ancora una certa incertezza, con il DL emerge come sia a tutti gli effetti un’azienda comunale e pertanto anche se S.p.A. la normativa a cui fare riferimento non è di tipo privatistico. La cosa più rilevante, però, riguarda l’introduzione del modello innovativo per il quale Roma Capitale istituirà un’apposita commissione.

Aspettiamoci che il modello industriale del TPL di Roma cambi, ma come? Questo cambiamento peserà anche sui lavoratori?

leggi tutto il decreto

decreto legge 6 marzo 2014 n. 16 salva roma

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Sciopero del Trasporto Pubblico Locale il 19 marzo

Il 19 marzo 2014 è previsto uno sciopero di 4 ore dalle ore 8:30 alle 12:30.

 

Leggi il documento delle organizzazioni sindacali

 

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