Petizione su orari accesso mensa aziendale Atac

Riceviamo e pubblichiamo:

In questo inizio settimana abbiamo deciso di pubblicare una lettera-petizione scritta da alcuni dipendenti Atac e inviata all’Amministratore delegato Carlo Tosti, al Direttore generale Antonio Cassano, al Direttore del personale Riccardo Di Luzio e per conoscenza a tutte le sigle sindacali, in merito ad una disposizione interna che vincola, e di fatto limita, l’accesso alla mensa a precisi orari stabiliti dall’Azienda. Come al solito, anche in questo caso, non lasciamo alcun commento, lasciamo a voi lettori lo spazio per eventuali riflessioni in merito.

Abbiamo appena appreso la nuova disposizione gestionale, che stabilisce non solo  le modalità della pausa pranzo ma anche gli orari per tutti gli impianti di Prenestina, e  siamo rimasti esterrefatti dal suo contenuto.

Intanto che dal 2 aprile gli amministrativi presenti a Prenestina fossero costretti a sospendere il loro lavoro, giustamente, vista l’articolazione del nuovo orario, era cosa ben conosciuta. Allora un’Azienda attenta e rispettosa dei diritti e dei doveri dei propri dipendenti avrebbe dovuto fare, prima dell’entrata in vigore di questo nuovo orario, un sondaggio e verificare chi effettivamente ne avrebbe usufruito. Infatti ieri un nostro piccolo monitoraggio ha evidenziato che delle 30 persone ascoltate, solo 10 sono coloro che regolarmente utilizzano questo servizio. Per le altre 20, vuoi motivi orari particolari (lavoratrici madri, part time), vuoi abitudini diverse non ne fanno uso. Pertanto l’e-mail che verrà inviata in questi giorni avrebbero dovuto inviarla per tempo, in modo da organizzare un report delle richieste utile a far attrezzare la mensa in modo adeguato. Questa modalità avrebbe non solo garantito il coinvolgimento e la responsabilità del personale tutto, che non è mai venuta meno, ma il rispetto del ruolo di ognuno di noi all’interno dell’Azienda.

Aver scelto di stabilire un diritto in modo così autoritario, come si evince da tale disposizione, viola non solo un giusto bisogno fisiologico ma anche la nostra funzione dentro l’azienda e la possibilità di scambio e socialità, importante in un’azienda come la nostra, che in così poco tempo ha messo insieme oltre 12 mila persone.  Non si può per decreto stabilire che la palazzina A mangia alle 12.30 e la palazzina ex-maim alle 14.30,  questa non solo è discriminazione, e va contro la certificazione sociale SA8000, ma mortifica la nostra dignità, in quanto evidenzia l’inutilità del nostro lavoro e della nostra responsabilità.

Vi chiediamo di ritirare questa disposizione e di organizzare tale servizio con il coinvolgimento massimo di tutto il personale, come sarebbe stato giusto fare, visto il tempo avuto  a disposizione.

La lettera parte dalla mia casella di posta elettronica ma è condivisa da numerose colleghe e colleghi, perché riteniamo giusto far pervenire il malessere e la contrarietà per tale modalità, in quanto siamo convinti che ciò non può lasciare indifferente prima di tutto l’Amministratore Delegato, così attento all’ascolto dei propri dipendenti.

Con cordialità

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