Salva Roma, cambia ATAC?

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È passato qualche giorno dalla pubblicazione del D. L. n°16 detto, forse un po’ impropriamente, Salva Roma. Nelle prossime righe analizzeremo l’art. 16 inerente le disposizioni concernenti Roma Capitale.

Una premessa da effettuare e comune a tutti i decreti legge, è che comunque lo stesso dovrà essere convertito in legge e quindi nulla impedisce che alcune sue parti cambino o, come è avvenuto nel passato, non sia convertito in legge.

Ma andiamo all’articolo 16.

La prima prescrizione presente nell’articolo riguarda l’obbligo per Roma Capitale di trasmettere entro 90 giorni dalla entrata in vigore del decreto al Ministero dell’Interno, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e alle Camere un rapporto sulle cause del disavanzo di bilancio nonché l’entità e la massa debitoria da trasferire alla gestione commissariale. Contestualmente, alle stesse istituzioni, deve presentare un piano triennale per la riduzione del disavanzo e per il riequilibrio del bilancio. Questi documenti, se ritenuti idonei e convincenti, dovranno essere approvati dai Ministeri sopra indicati entro 60 giorni dalla loro presentazione.

E’ evidente come l’Amministrazione capitolina viene messa sotto osservazione sia nella fase di programmazione sia nella fase di realizzazione del piano triennale. Non è un commissariamento ma poco ci manca, tant’è che lo stesso D.L. indica le azioni da intraprendere.

Il D.L. ribadisce come per l’acquisto dei beni e servizi e per le assunzioni di personale per tutte le società controllate si deve far riferimento alle ultime normative (codice appalti per gli acquisti, spending review, legge di stabilità). Da questa prescrizione sono escluse le società quotate e quindi nel caso di specie ACEA.

Relativamente ai servizi pubblici locali si obbliga a riportare i costi di tali servizi agli standard dei grandi comuni italiani. Come ormai generalmente ritenuto proprio si punta anche in questo caso ai “Costi Standard” ovvero fornire i servizi a costi omogenei in tutta Italia: Studi in tal senso ce ne sono diversi, anche per il TPL-gomma, nessuno per il momento ha avuto una “investitura” ufficiale. Come avverrà il confronto?

I Governo punta l’attenzione anche sul personale delle società partecipate. A seguito di ricognizione dei fabbisogni di personale, per quelle in perdita, è necessario un riequilibrio con l’utilizzo degli strumenti legislativi e contrattuali esistenti. Quindi apre a qualsiasi opzione: mobilità infragruppo (ma a quali condizioni?), contratto di solidarietà, a tempo parziale, cassa integrazione ecc.

Si va poi nello specifico del TPL e dei servizi di raccolta dei rifiuti prevedendo nel piano triennale l’introduzione di “modelli innovativi” e l’eventuale ricorso alla liberalizzazione. Su cosa voglia dire “modelli innovativi” per dei servizi ormai consolidati non è chiaro, l’unica strada possibile è una ristrutturazione del modello industriale. La parola liberalizzazione è probabilmente usata impropriamente, forse si doveva usare la parola privatizzazione; sono impensabili servizi di questo genere effettuati sulle scelte di mercato. Il problema è che tra diverse modulazioni dell’azionariato pubblico o privato, le esperienze Romane o Italiane non definiscono un modello vincente. Il punto fondamentale non è il tipo di azionariato, ma il controllo che si effettua sull’attività. Se manca, o è deliberatamente omesso non ci sarà mai un servizio efficiente ed efficace.

L’ultima indicazione sulle azioni da intraprendere proposte dal D.L. è la dismissione o liquidazione delle società partecipate che non hanno un fine sociale di servizio pubblico nonché la valorizzazione e la dismissione di quote del patrimonio immobiliare. La possibilità di dismissione di una società, molto probabilmente in perdita e quindi senza un contratto di servizio remunerativo, è davvero irrealizzabile; rimane quindi un’unica possibilità, la liquidazione. È evidente che alcune società, come ad esempio Roma Servizi per la Mobilità, dovranno essere liquidate e sulla base di quanto detto prima, i dipendenti confluire nell’amministrazione comunale.

Relativamente ad ATAC è evidente che mentre prima vi era ancora una certa incertezza, con il DL emerge come sia a tutti gli effetti un’azienda comunale e pertanto anche se S.p.A. la normativa a cui fare riferimento non è di tipo privatistico. La cosa più rilevante, però, riguarda l’introduzione del modello innovativo per il quale Roma Capitale istituirà un’apposita commissione.

Aspettiamoci che il modello industriale del TPL di Roma cambi, ma come? Questo cambiamento peserà anche sui lavoratori?

leggi tutto il decreto

decreto legge 6 marzo 2014 n. 16 salva roma

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